Pensioni: ulteriori recuperi delle rivalutazioni 2012 e 2013

Rispedito alla Corte Costituzionale il decreto legge in proposito

La Legge per TuttiNon è ancora chiusa la partita tra pensionati e Stato e chi non ha ottenuto la cosiddetta perequazione (ossia la rivalutazione della pensione per via dell’adeguamento all’inflazione) o l’ha ottenuta in minima parte, potrebbe sperare in un colpo di scena: difatti è stato nuovamente rispedito alla Corte Costituzionale il decreto legge che, l’anno scorso, dopo la dichiarazione di incostituzionalità del blocco delle pensioni per gli anni 2012 e 2013, disponeva solo una parziale restituzione delle somme nei confronti dei pensionati.

Ricordiamo, in particolare, che la famosa legge Monti-Fornero aveva disposto il blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps. La Corte Costituzionale aveva però dichiarato illegittima tale norma con una sentenza emessa a maggio del 2015. Sicché era stato approvato, in breve tempo, il decreto Poletti per restituire quello che le casse consentivano di restituire: ossia solo una minima percentuale e, peraltro, a ben pochi pensionati: 40% per le pensioni tra tre e quattro volte il minimo, il 20% tra quattro e cinque, il 10%tra cinque e sei. Al di sopra delle sei volte il minimo non era stato previsto alcun rimborso.

Si è già discusso della dubbia costituzionalità di questa tecnica legislativa (leggi l’articolo de La Legge Per Tutti: “Pensioni: incostituzionale anche la legge sui rimborsi”) ed ora anche i giudici se ne sono accorti. Il tribunale di Palermo ha appena spedito il decreto Poletti alla Corte Costituzionale, perché in contrasto con le medesime norme che prima, la stessa Consulta aveva utilizzato a parametro dell’originario giudizio di illegittimità da cui tutta la storia è partita. Risultato: se la Corte dovesse accogliere il ricorso e dichiarare incostituzionale la normativa sui rimborsi delle pensioni approvata l’anno scorso, si “riestenderebbe” il primo “dictat” della Corte Costituzionale e, quindi, i pensionati avrebbero diritto all’integrale rimborso e non solo a una minima parte così come invece è avvenuto.

Insomma, chi questo mese di agosto si era visto restituire in pensione pochi spiccioli, può ancora sperare in un ulteriore regalo da parte dello Stato. Regalo però che, come già era avvenuto nel 2015, potrebbe far saltare nuovamente i conti pubblici. Ricordiamo, infatti, che l’effetto della sentenza dell’anno scorso, ha fatto slittare il patto di stabilità tra l’Italia e l’UE facendo aumentare le stime di indebitamento. Il che, ancora una volta, significa che l’errore commesso da un precedente governo lo pagheranno, in termini di tasse, i cittadini.

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