Pensioni, per i giovani professionisti reddito ridotto a un quarto

Avvocati, medici, ingegneri: sono ancora professioni prestigiose? Crisi e invecchiamento colpiscono duramente anche le loro pensioni

Cosa vuoi fare da grande? Sarebbe meglio riformulare la più classica delle domande che viene fatta ai giovani in questo modo: cosa vuoi fare da vecchio? Nel senso: come immagini la tua pensione? Se si guarda al tenore di vita atteso dopo una vita di lavoro sarebbe meglio suggerire la risposta: evita le libere professioni.

Medici, ingegneri, avvocati, ma anche giornalisti, psicologi, biologi. Un’ampia schiera di “mestieri” che sono sempre stati sinonimo di prestigio sociale e redditi alti. Vero finora, forse. Ma per chi sceglie di entrare adesso nel mondo degli albi professionali la musica è cambiata. I guadagni si sono ridotti e di conseguenza anche la futura pensione. In alcuni casi fino al 25% del reddito attuale.

I soldi di oggi per i lavoratori di ieri

Lo evidenzia una stima dei redditi pensionistici – pubblicata dal Corriere della Sera – per coloro che si affacciano ora al variegato mondo della libera professione, ai quali andrà anche peggio dei lavoratori dipendenti. Molti di loro in pensione guadagneranno la metà o addirittura un quarto dell’ultimo reddito. Una prospettiva che coinvolge già almeno un milione di professionisti italiani in attività (la metà della categoria) nonché tutti i giovani che si apprestano a iscriversi a un ordine.

E’ l’effetto della riforma delle casse professionali, attuata nel 1994, che le rese autonome dal sistema pubblico e le costrinse dunque a fare i conti con gli stessi problemi finanziari che colpiscono ora l’Inps: aumento della spesa dovuto al progressivo invecchiamento degli iscritti e riduzione delle entrate per i bassi redditi dei giovani. Risultato:

  i soldi che entrano vanno a coprire le pensioni attuali più alte per via del sistema retributivo, ancora in vigore in alcune casse previdenziali, che commisura cioè la pensione a una media degli ultimi stipendi;

  ce ne saranno quindi sempre meno per le pensioni future, già ridotte dall’introduzione per molti ordini professionali del sistema contributivo, che le proporziona ai contributi effettivamente versati.

Esattamente come succede per le pensioni dei lavoratori dipendenti.

Anche per gli ordini pensioni di “serie A” e di “serie B”

Le casse previdenziali degli ordini attualmente si dividono in tre grandi famiglie:

  quelle che applicano ancora il sistema reddituale puro (ad esempio, i medici, gli avvocati, i notai e gli architetti): per questa ragione sono quelle che, attualmente, garantiscono la pensione più alta. Ma i loro iscritti sono in media anche i più anziani (il 62,5% di medici e dentisti ha più di 50 anni) quindi, in prospettiva, queste casse saranno quelle ad avere i maggiori problemi finanziari. I giovani hanno già oggi redditi inferiori (una media di 1.200-1.600 euro al mese) e la loro pensione arriverà a stento al 50% di tali redditi;

  quelle che adottano un sistema misto (ad esempio i commercialisti): i più anziani godono ancora dei privilegi del calcolo retributivo, i giovani (con circa 10 anni di contribuzione) sono soggetti al contributivo. Questi ultimi andranno in pensione col 45% del reddito attuale, che scende al 25-30% se l’attività è iniziata dopo il 2004;

  quelle che hanno adottato il sistema contributivo (sono le casse più giovani, ad esempio quelle degli psicologi, dei biologi, dei chimici e degli agronomi): penalizzano di più gli iscritti, garantendo pensioni che non superano il 25% del reddito attuale. Per questa ragione forse sono anche le casse con la minore percentuale di iscritti: solo 1 psicologo su 2 e 1 chimico su 3 versa i contributi alla cassa previdenziale del suo ordine. (A.D.M.)

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