Pensioni d’oro, stop al contributo di solidarietà: niente sovrattassa oltre i 90mila euro

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il prelievo extra sui mega-vitalizi perché è discriminatorio rispetto ad altri redditi e viola il principio di uguaglianza

La solidarietà è incostituzionale. E tra i tanti – e spesso assurdi – balzelli che pesano sulle tasche degli italiani, una tassa extra per chi prende una pensione superiore ai 90mila euro all’anno non ci sta. Lo ha stabilito la Corte costituzionale dichiarando l’illegittimità della norma contenuta nella manovra estiva del 2011 che stabiliva un contributo di solidarietà dal 5 al 15% per le pensioni d’oro da applicare fino al 2014.

Una vittoria di chi, grazie agli effetti ancora evidenti del vecchio sistema retributivo, percepisce vitalizi particolarmente alti. Il contributo di solidarietà – introdotto dal governo Berlusconi, come uno degli ultimi tentativi di fare cassa e salvare i conti pubblici, e poi confermato dal suo successore Mario Monti – consiste in un prelievo aggiuntivo sulle pensioni nella misura del

• 5% per la parte che supera i 90.000 euro,
• 10% per la parte che supera i 150.000 euro,
• 15% per la parte che supera i 200.000 euro.

Il prelievo aveva una natura eccezionale e si sarebbe applicato dal 1° agosto 2011 fino al 31 dicembre 2014.

Una norma contro l’uguaglianza

Ma a qualcuno questa sovrattassa non è piaciuta. L’ex presidente della Corte dei Conti Giuseppe Bozzi – manco a dirlo titolare di una pensione sopra i 90mila euro – e il Gruppo romano giornalisti pensionati hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale sostenendo che il contributo di solidarietà è contrario al principio di uguaglianza dei cittadini (‘art. 3 della Costituzione) perché riguarda "una sola categoria di cittadini", cioè i pensionati, "senza garantire il rispetto dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito". E contrasterebbe anche con il principio di progressività dell’imposizione fiscale (art. 53 Cost.).

E la Consulta ha accolto il ricorso (sentenza n. 116/2013) riconoscendo che c’è stata una discriminazione nei confronti dei pensionati, sia pure "d’oro", rispetto ad altri redditi di pari livello. Scrivono i giudici costituzionali:
 

            "il legislatore ha scelto di trattare diversamente i redditi dei titolari di trattamenti pensionistici: il contributo di solidarietà si applica su soglie inferiori e con aliquote superiori, mentre per tutti gli altri cittadini la misura è ai redditi oltre 300.000 euro lordi annui, con un’aliquota del 3%, salva in questo caso la deducibilità dal reddito".

Risultato: i super-pensionati hanno diritto al rimborso di tutti i prelievi effettuati negli ultimi 2 anni (da agosto 2011) e sono esenti da ulteriori atti di "solidarietà". (A.D.M.)

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