Pensioni d’oro, la Lega boccia i tagli voluti dal M5S

Un dossier della Lega boccia il ricalcolo col sistema contributivo voluto dal M5S. Che colpirebbe soprattutto gli assegni del Nord e chi ha lavorato più di 40 anni

La Lega boccia il ricalcolo contributivo delle pensioni d’oro sopra i 4 mila euro netti al mese, 80 mila euro lordi all’anno, proposto dal Movimento 5 Stelle in una proposta di legge depositata alla Camera a inizio agosto.

IL TAGLIO PENALIZZEREBBE CHI HA LAVORATO 40 ANNI – Secondo uno studio di Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Lavoro dei governi Berlusconi e ora consigliere economico di Matteo Salvini, il piano dei 5 Stelle sarebbe “iniquo e arbitrario”: il taglio delle pensioni d’oro penalizzerebbe chi ha lavorato per 40 anni o più, i lavoratori precoci, le donne che fino al 2011, prima della riforma Fornero, dovevano andare in pensione per legge 5 anni prima degli uomini. E colpirebbe soprattutto gli assegni del Nord: un problema per gli elettori del Carroccio.

70% DEI TAGLI AL NORD – Dallo studio emerge anche un significativo dato territoriale: il 70% dei tagli alle pensioni d’oro, in base alla proposta arrivata a Montecitorio, cadrebbe al Nord, dove prevalgono gli assegni di anzianità. Certamente questo divario tra differenti aree geografiche potrebbe causare un problema all’elettorato della Lega.

“Le categorie più colpite sarebbero i pensionati di anzianità che hanno contribuito di più (Italia del Nord e in parte al Centro), i lavoratori precoci e le donne la cui età legale di vecchiaia è sempre stata, fino al 2011, di 5 anni inferiore a quella degli uomini”, riporta uno dei passaggi del dossier di 37 pagine circa la proposta di legge dei 5 Stelle (originariamente firmata anche dalla Lega, ma poi messa in forse).

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ – Brambilla sostiene che sia meglio chiedere ai pensionati con assegni alti un contributo di solidarietà invece di procedere con un taglio secco e permanente.

Lega e 5 Stelle quindi al momento sembrerebbero essere distanti in merito alla sforbiciata agli assegni previdenziali più pesanti. Il tempo però inizia a stringere visto che in autunno dovrà essere presentata la manovra, con un accordo tra i due partiti della maggioranza che appare essere al momento più distante.

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