Pensioni, assegni più leggeri grazie alla manovra correttiva

Il taglio degli indici di rivalutazione colpirà soprattutto gli assegni più alti. Intanto si dovrà lavorare di più

Le novità contenute nella manovra correttiva costeranno ai pensionati almeno 4 miliardi e mezzo di euro nei prossimi due anni. Lo stop all’indicizzazione farà guadagnare allo Stato 2,2 miliardi all’anno, non ci saranno conseguenze per le pensioni più basse, mentre sarà un vero e proprio taglio per gli emolumenti più alti.
I calcoli del governo si basano su un indice di rivalutazione dell’1,5% sia nel 2012 sia nel 2013, che potrebbe essere rivalutato in base all’attuale andamento dell’inflazione (2,7%). Se si arrivasse al 2% – perciò su un apprezzamento inferiore al reale potere di acquisto – il risparmio sulle pensioni andrebbe a 3 miliardi e 600mila euro nel biennio.

I calcoli. Un pensionato che percepisce 1.500 euro lordi rinuncerà a 8 euro all’anno. 60 euro per una pensione di 2.000 euro, 100 per un assegno da 2.500 e 1560 per le pensioni da 3.500.
Sacrifici progressivi, mitigati per i trattamenti più bassi, ovvero i 3,2 milioni di pensionati che ricevono un assegno da tre cinque volte il minimo (tra i 1.428 e i 2.380 euro lordi mensili) subiranno solo un taglio del 45% dell’indicizzazione e solo sulla quota eccedente i 1.428 euro.

C’è poi da considerare il progressivo innalzarsi dell’età per andare in pensione, previsto dalla leggi precedenti. Già dal 2011 per la pensione di anzianità, l’età minima è passata a 61 anni (36 anni di contributi), a cui vanno aggiunte le cosiddette finestre mobili.
Dal 2014 in poi, per tutti, bisognerà considerare anche l’effetto dell’agganciamento automatico dell’età di pensione alle speranze di vita. E, dal 2020, anche per le donne che lavorano nel settore privato partirà l’aumento progressivo dell’età minima, da 60 a 65 anni.

Pensioni, assegni più leggeri grazie alla manovra correttiva