Inps: pensioni sicure, ma si dovrà lavorare di più a lungo

Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, assicura: il sistema previdenziale è in buona salute. Ma la maggioranza delle donne percepisce meno di 500 euro mensili

Pensioni, riforme compiute. L’estratto conto Inps va curato come i risparmi in banca” . Lo dice di Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps che in un’intervista al Corriere della Sera assicura: “Lo Stato spenderà 38 miliardi in meno in dieci anni”. “Riforme di questo genere – conferma Mastrapasqua- sono cose delicatissime e quello che stiamo vedendo oggi nel resto d’Europa ci dice che l’Italia è stata attenta e saggia molto più di altri Paesi. Non è un caso se il Commissario Ue agli affari economici, abbia indicato il sistema italiano e quello svedese come i migliori d’Europa. Siamo stati i primi ad agganciare automaticamente l’età pensionabile alle aspettative di vita. E vorrei sottolineare che tutte queste riforme sono state fatte senza tensioni sociali e, almeno le ultime, senza un’ora di sciopero”.

Gli effetti delle riforme sono già visibili da quest’anno, con le finestre mobili e l’esordio della quota 96, ovvero della somma fra età anagrafica ed età contributiva. Infatti il presidente dell’Inps ha detto che “…Le finestre mobili, di fatto, spostano in avanti il momento del pensionamento di dodici mesi per i dipendenti e di diciotto per gli autonomi. Poi c’è il nuovo scalino per i lavoratori dipendenti a quota 96, che sale a 97 per gli autonomi. Nel 2013, insieme all’ultimo scalino, ci sarà l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione, e dal 2015 scatta il collegamento automatico con la speranza di vita. Ci stiamo avviando a regime anche per quanto riguarda gli attesi risparmi di spesa. Nel prossimo decennio abbiamo calcolato che l’Inps, quindi lo Stato, risparmierà fino a 38 miliardi di euro”.

Ma qual è lo stato degli assegni pensionistici “staccati” oggi dall’Inps. Secondo quanto emerge dal rapporto annuale dell’istituto previdenziale, un pensionato su due percepisce importi inferiori ai 500 euro al mese. La percentuale sale al 61,3% se si tratta di donne (il 91,8% risulta sotto i 1.000 euro). 

Dalla distribuzione delle pensioni per classe di importo si osserva infatti che il 50,8% delle pensioni erogate appartiene alla classe più bassa, con importi inferiori ai 500 euro mensili. Questa quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. L’11,1% presenta importi compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili e il 9,9% superiori ai 1.500 euro.

Emergono però notevoli differenze nella distribuzione degli importi tra i sessi. Il 61,3% delle pensioni erogate alle donne si situa al di sotto dei 500 euro mensili, a fronte del 36% per gli uomini. Nella classe di importo immediatamente successiva, da 500 a 1.000 euro mensili, continuano a prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili.

Il trend si inverte nelle classi di importo più elevato, laddove le pensioni dei titolari maschi presentano pesi percentuali nettamente più significativi: il 18,9% tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili (contro il 5,6% per le donne) e il 20,2% con importi superiori ai 1.500 euro mensili (a fronte di appena il 2,6% per le pensioni erogate alle donne).

E nel 2010 è cresciuta la spesa pensionistica complessiva, previdenziale e assistenziale, risultando pari a 190,453 miliardi di euro (+2,3% rispetto al 2009) comprensivi della spesa per l’erogazione delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili pari a 13,083 miliardi. E’ quanto rileva il rapporto annuale dell’Inps.

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