Pensioni: la differenza di posizioni tra sindacati e governo

Ampliamento delle categorie esentate dall’aumento dell’età pensionabile: è questa, la principale richiesta di Cgil, Cisl e Uil

Sulla questione delle pensioni, governo e sindacati occupano posizioni ancora molto distanti. Solo ultima in ordine di tempo, la possibilità – fatta trapelare da Palazzo Chigi – di una possibilità circa la modifica dei meccanismi impiegati per calcolare la speranza di vita, e di conseguenza l’adeguamento dell’età pensionistica. Tuttavia, per i sindacati non è abbastanza: al centro della loro attenzione ci sono le categorie che dall’aumento dell’età pensionabile (che nel 2019 arriverà a 67 anni) dovrebbero essere esentate. Queste categorie – che sono 15, quattro in più rispetto alle 11 previste dall’Ape social (operai siderurgici, agricoli e marittimi e pescatori) – da Cgil, Cisl e Uil vorrebbero essere aumentate. Il Governo però non ci sente, e non ha neppure intenzione di modificare quei criteri d’accesso ritenuti troppo restrittivi dai sindacati.

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato che – in tema età pensionabile – sono state introdotte importanti novità, e che il Governo e ha aperto ad ascoltare e a valutare tutte le proposte avanzate dai sindacati. Il Consigliere Economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, ha invece parlato appunto del cambio del calcolo sulle aspettative di vita: un cambiamento che avverrà nel 2021, e che non considererà più i dati di un triennio bensì le variazioni biennali rivelate dall’Istat. Così, i sindacati una piccola vittoria l’hanno ottenuta: finalmente, saranno presi in considerazioni gli eventuali cali della speranza di vita. Questa soluzione, però, non porterebbe ad una riduzione dell’età pensionabile, ma solo ad uno stop dello scatto d’età: con le nuove regole, se la vita media nel 2018-2019 aumenterà, aumenterà anche l’età della pensione a partire dal 2021; se il risultato dell’analisi sarà invece negativo, l’età della pensione non verrà abbassata, ma tale risultato verrà scalato nella verifica del biennio successivo.

I sindacati rimangono quindi fermi sulle loro richieste: aumentare la platea di professioni non interessate dall’aumento dell’età pensionabile, e prorogare fino al 2019 l’Ape social con la possibilità di impiegare i 300 milioni di euro ancora disponibili (poiché solo il 30% delle domande è stato ad oggi accettato). Lunedì 13 novembre, si attendono ulteriori sviluppi, nella speranza di raggiungere un’intesa che – fanno sapere i sindacati – non è impossibile.

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