Pensioni, un buco da 12,8 miliardi. Pagano i giovani precari e i dipendenti privati

Inps 2013, un buco da 12,8 miliardi. E chi colma il disavanzo oltre allo Stato? I lavoratori precari e dipendenti privati

Il sistema pensionistico italiano fa acqua da tutte le parti. Una recente analisi internazionale pone la macchina previdenziale italiana all’ultimo posto quanto a livello di sostenibilità e nonostante i recenti aggiustamenti la spesa pensionistica continua a essere la più alta tra i paesi OCSE: essa rappresenta circa il 30% di tutte le spese del bilancio dello Stato sottraendo trasferimenti ad altre politiche sociali, come ad esempio quelle rivolte ai giovani, ridotte al lumicino (un settimo della spesa per le pensioni).

Uno dei problemi strutturali del sistema in Italia è il rapporto pressoché 1 a 1 tra i contribuenti e i beneficiari di trattamento pensionistico: 21,8 milioni di quote mensilmente versate agli enti previdenziali e 21 milioni di pensioni da pagare. Uno scarto ridotto all’osso per garantire la sostenibilità finanziaria.

E il primo soggetto che interviene a colmare le perdite provocate dal divario sempre più ampio tra i contributi versati e le pensioni erogate è come sempre lo Stato.  Anno dopo anno i trasferimenti da parte delle casse pubbliche (parliamo di emissione di titoli di debito pubblico esplicito) aumentano in modo vertiginoso. Basti pensare che nel 2008, prima della crisi, erano sufficienti 73 miliardi di trasferimenti dal bilancio dello Stato per coprire i disavanzi. Negli ultimi 5 anni, dal 2008 al 2013, l’esborso è aumentato di ben 39 miliardi cioè il 53% in più. Nel 2013 infatti i trasferimenti dello Stato all’Inps hanno toccato i 112,5 miliardi.

Attualmente il buco definitivo dell’Istituto di Previdenza è di 12,8 miliardi, complice la scarsità dei contribuenti attivi rispetto ai pensionati e anche, non dimentichiamolo, la diminuita potenzialità del paese di produrre reddito.

Ma c’è un ulteriore aggravante, non attribuibile a crisi né a tassi di natalità: i trattamenti previdenziali e i fondi che li alimentano sono gestiti con pesi e misure diverse, che contribuiscono a convogliare gli oneri maggiori su due categorie già messe a dura prova: alla fine, chi paga di più sono i giovani senza un posto fisso e i dipendenti del privato.

Su questo tema si legge su L’Espresso: "I 12,8 miliardi di euro persi lo scorso anno, sono imputabili in particolare ai trattamenti previdenziali di alcune categorie di lavoratori, fuori controllo da molto tempo. Ad esempio gli artigiani, che contribuiscono meno di tutti gli altri lavoratori al pagamento delle pensioni e hanno creato un buco da 6,4 miliardi nei conti dell’Inps. Il fondo dei coltivatori diretti ha perso 5,1 miliardi.
… Gli unici due fondi in attivo sono quelli dei dipendenti delle aziende private, che nel 2013 hanno accumulato un tesoretto da 4,4 miliardi e soprattutto i precari che versano i loro contributi nella gestione dei parasubordinati e hanno risparmiato ben 8,5 miliardi. Peccato che tutti quei soldini messi nel salvadanaio dell’Inps non ci sono già più, perché le casse dell’Istituto funzionano come un vaso comunicante e le “formiche”, cioè i collaboratori a progetto, le (finte) partite Iva e tutti coloro che non hanno un contratto stabile, pagano per le perdite di tutti gli altri fondi in rosso". Come ad esempio quello dei dirigenti

Fondo
in miliardi di euro
Fondo pensioni lavoratori dipendenti
+4,4
Ex Fondo Trasporti
-1,2
Ex Fondo Elettrici
-1,9
Ex Fondo Telefonici
-1,2
Ex Inpdai (Manager)
-3,8
Lavoratori pubblici
-5,9
Parasubordinati
+ 8,5
Volo
-0,1
Poste
-0,
fonte: L’Espresso

 

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