Pensioni, il governo: “Rimborsi? Non per tutti”

Il sottosegretario all’Economia Zanetti: "Non rimborsare tutti compatibile con la sentenza della Consulta"

“È impensabile” che si restituiscano i soldi ai pensionati “che prendono 3.500-4.000 euro al mese, quando si è chiesto ai giovani di passare al sistema contributivo e ai quasi pensionati di spostare in avanti l’età per andare in pensione. Sarebbe immorale e il governo deve dirlo forte”. Così il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti a proposito della sentenza della Corte Costituzionale – che ha bocciato la riforma Fornero – e del conseguente obbligo di restituzione del ‘maltolto’ che peserà inevitabilmente sulle casse pubbliche. Zanetti ha dunque sostanzialmente ufficializzato quello che il ministro Padoan non aveva voluto confermare: il governo intende rispettare solo in parte la sentenza della Corte costituzionale, rimborsando il mancato adeguamento all’inflazione solo a chi riceve assegni inferiori a sette volte il minimo.

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NUMERI – In assenza di dati ufficiali, continuano a essere diffuse stime discordanti: i consulenti del lavoro hanno quantificato l’esborso per le casse pubbliche in 6 miliardi, ma il centro studi Nens, a cui si accoda la Cgia di Mestre, si spinge a calcolarlo in oltre 16 miliardi di euro. Questo, naturalmente, se il pronunciamento della Consulta fosse rispettato in toto, rivalutando tutti i trattamenti superiori a 1.443 euro. (Continua sotto)

RESTITUZIONE AUTOMATICA SI O NO? – In attesa che il governo si muova concretamente, probabilmente con un decreto, le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef continuano però a chiedere che “la restituzione del maltolto” sia “automatica da parte dell’Inps e attuata il prima possibile”. “Stanno circolando tante voci e tante informazioni fuorvianti“, sostengono le associazioni. “Domande, richieste, cause per ottenere quanto illegittimamente sottratto sono tutte vane speculazioni, utili solo ad arricchire avvocati e consulenti che sperano di accaparrarsi qualche cliente”. “Nessuna pratica o causa, nessuna inutile complicazione burocratica dovrà essere nemmeno ipotizzata. In caso contrario studieremo sì le opportune azioni legali, per contrastare la complicazione e l’imposizione di ostacoli all’ottenimento di un diritto che deve essere automatico”.

I PALETTI EUROPEI – Il problema però adesso è tecnico. Bruxelles "aspetta la decisione del Governo su come attuare la sentenza della Consulta e ne valuterà l’impatto sui conti", spiegando che "questo non deve compromettere l’impegno italiano a rispettare le regole del Patto: la sostenibilità dei conti deve restare una priorità anche alla luce dell’alta spesa pensionistica".
A questo punto l’esecutivo potrebbe anche pensare di riscrivere la norma alzando il tetto del blocco alle perequazioni. D’altra parte lo hanno già fatto i governi Prodi nel 1998 e Berlusconi nel 2007.

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