Pensioni: gli italiani ci restano due anni e mezzo in meno degli altri cittadini europei

Lo dice  report UIL 

(Teleborsa) Quando c’è da fare i conti con un record negativo, state pur sicuri che noi italiani  siamo sempre, ahimè, in prima fila. Ovviamente, non facciamo eccezione neppure quando si parla di pensioni. Anzi. Tema caldissimo, al centro del dibattito,  la “vexata quaestio”, motivo del braccio di ferro tra governo e sindacati, continua a far discutere.

Andiamo in pensione dopo, e ci rimaniamo meno, per la precisione circa due anni e mezzo,  rispetto ai lavoratori degli altri Paesi europei. Il dato emerge da uno studio realizzato dalla Uil. Nello studio è stata raffrontata l’età di pensionamento di vecchiaia dei 28 stati dell’Ue e la relativa aspettativa di vita media a 65 anni.

Secondo il report Uil, infatti, i pensionati italiani percepiscono mediamente la pensione per 16 anni e 4 mesi, 2 anni e 5 mesi in meno rispetto alla media europea, e le donne per 21 anni e 7 mesi, 1 anni e 7 mesi in meno rispetto alla media europea. In Francia, per esempio, gli uomini percepiscono la pensione per 8 anni e 1 mese in più rispetto agli italiani, mentre in Germania per 1 anno e 3 mesi in più.

 


“Quindi – sottolinea il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti – non c’è nessun motivo per aumentare l’età pensionabile in modo generalizzato, continuando a fare parti uguali tra diseguali. Bisogna congelare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita al fine di poter avviare un tavolo di studio che consideri le peculiarità dei singoli lavori, come previsto nel verbale siglato tra Governo e sindacati lo scorso 28 settembre 2016″.
VENGO ANCH’IO (in pensione)? NO, TU NO – Partendo dai dati Missoc (sistema d’informazione europeo sulla protezione sociale) per l’età di pensionamento ed Eurostat per l’aspettativa di vita, è stata realizzata una tabella che mostra come in Italia i pensionati godano della pensione mediamente per 16 anni e 4 mesi, gli uomini, e per 21 anni e 7 mesi, le donne, dato nettamente al di sotto della media Ue che è per gli uomini, 18 anni e 9 mesi e, per le donne, 23 anni e 2 mesi. In pratica, i pensionati italiani accedono più tardi alla pensione ed essendo anche la loro aspettativa di vita minore rispetto ad altri grandi stati percepiscono la pensione, in media, per meno tempo rispetto agli altri cittadini europei. In Francia, l’età  per il pensionamento degli uomini  è a 60 anni e la loro aspettativa di vita è  di 84 anni e 5 mesi. Quindi, non solo l’aspettativa di vita è maggiore, ma l’età di accesso è di oltre 6 anni inferiore e la permanenza in pensione, pertanto, è di oltre 8 anni maggiore rispetto all’Italia. Nel Regno Unito, le donne, pur avendo un’aspettativa di vita pari a 85 anni e 10 mesi e quindi di circa 1 anno e 4 mesi più  bassa di quelle italiane, poichè accedono alla pensione a 60 anni, godranno dell’assegno previdenziale per 4 anni e 3 mesi in più delle donne italiane. Valori destinati a peggiorare sin da subito, in particolare per le lavoratici italiane la cui età di pensionamento, per essere equiparata a quella degli uomini a 66 anni e 7 mesi, salirà di un anno già dal 2018 per effetto dei ben noti provvedimenti legislativi. A norme attuali, poi, l’aumento coinvolgerà tutti i lavoratori nel 2019 quando l’età  legale di accesso alla pensione dovrà salire a 67 anni.
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