Pensioni, per le donne del pubblico impiego “par condicio” dal 2012

L'Europa ci impone di equiparare l'età pensionabile tra uomo e donna. Nel 2012 tutti a 65 anni. Ma solo nel pubblico impiego, per ora.

E’ l’ultima novità in ordine di tempo e la doccia più fredda per le dipendenti pubbliche: dal 2012 il requisito per la pensione di vecchiaia nella Pubblica amministrazione sarà unificato, per maschi e femmine, a 65 anni. Questa volta niente scalini né scorrimenti graduali: si tratta di un vero e proprio diktat per l’Italia che arriva dalla commissione Ue e, come constata lo stesso ministro del lavoro italiano Maurizio Sacconi, “non lascia alcuno spazio di trattativa”.

Il nuovo limite viene introdotto attraverso un emendamento alla manovra e le risorse aggiuntive che ne deriveranno dovrebbero andare in un fondo vincolato ad “azioni positive” per la famiglia e le donne.

Quattro anni di blocco dei pensionamenti

Cosa significa in concreto? Che tra 18 mesi per le donne del pubblico impiego scatterà un blocco delle pensioni di quattro anni. In altre parole:

•  fino al 31 dicembre 2011 basteranno 61 anni di età, cioè potranno andare in pensione le “statali” nate nel 1950;

•  dal 1° gennaio 2012 ci sarà il salto: per ottenere la pensione di vecchiaia sarà necessario avere 65 anni, quindi le donne nate nel 1951 dovranno aspettare il 2016.

Salvate dalle quote

Questo brusco salto riguarda però solo i requisiti per la pensione di vecchiaia. In altri termini, restano inalterati i requisiti per le cosiddette “quote“, ovvero la combinazione tra età anagrafica e anzianità di servizio. Le dipendenti pubbliche potranno aggirare l’ostacolo dei 65 anni di età nel 2012 raggiungendo la quota 96 con un minimo di 60 anni di età (quindi 36 anni di contributi).

Quarant’anni possono bastare

Resta in ogni caso escluso dai calcoli della vecchiaia chi ha 40 anni di contribuzione: può andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Anche per l’Inps ha lavorato a sufficienza. (A.D.M.)

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