Pensioni: da Quota 100 a Opzione Donna, tutte le possibilità di uscita anticipata

Non solo Quota 100: tutte le possibilità di uscita flessibile dal lavoro a partire dai 58 anni

Quota 100 è il catalizzatore degli interessi di chi punta ad andare in pensione anticipata, ma non è l’unica via per accedere all’assegno prima del tempo. Si tratta in alcuni casi di formule specifiche (Opzione Donna), in altre di agevolazioni riservate alle lunghe carriere contributive (lavoratori precoci), in altre ancora si sfruttano strumenti precedenti come l’Ape sociale, appannaggio di chi ha almeno 63 anni di età (con 30 0 35 di contributi, a seconda delle categorie). E le domande presentate testimoniano che anche queste formule di uscita flessibile dal lavoro destano l’interesse di tanti pensionandi.

PENSIONE ANTICIPATA CON CONTRATTO DI ESPANSIONE – E’ una nuova possibilità di pensione anticipata per i lavoratori con 62 anni anni e sei mesi entro fine 2020, oppure 37 anni e 10 mesi di contributi entro il 30 settembre 2020: si tratta dello scivolo per la pensione previsto nell’ambito dei contratti di espansione, che consentono di attivare piani di esodo nei confronti di lavoratori a cui manchino al massimo 60 mesi (quindi cinque anni) per maturare la pensione di vecchiaia oppure la pensione anticipata.

QUOTA 100 – La misura – sia per i lavoratori privati sia per quelli pubblici – è sperimentale per il triennio 2019-2021, ma chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2021 potrà uscire anche dopo. Per i lavoratori del settore privato, la quota 100 (62 anni di età + 38 anni di contributi) prevede finestre trimestrali mobili di uscita. I beneficiari di quota 100 non potranno cumulare la pensione con redditi di lavoro fino ai 67 anni di età: il tetto è di 5 mila euro l’anno per i redditi di lavoro occasionale.
Nel settore pubblico, la prima finestra utile era il 1° agosto per gli statali che hanno maturato i requisiti per quota 100 entro la data di entrata in vigore del decreto. Chi li ha maturati dopo conseguirà il diritto alla decorrenza del trattamento dopo sei mesi. Per i lavoratori della scuola la prima possibilità di uscita è settembre, in linea con l’inizio dell’anno scolastico, con domande che andavano presentate entro il 28 febbraio.

OPZIONE DONNA – Il decretone ha ampliato la platea alle nate fino al 1960. Di fatto, sono ammesse all’Opzione Donna le lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, a seconda che siano dipendenti o autonome.
La pensione viene ricalcolata con il solo criterio contributivo e decorrenza posticipata di 12 mesi (18 per le autonome).

APE VOLONTARIO – La platea è quella dei lavoratori dipendenti che abbiano almeno 63 anni di età e almeno 20 anni di contributi, a cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia. Il lavoratore riceve un assegno ponte per un massimo di 43 mesi prima della pensione di vecchiaia, alimentato con un prestito che sarà poi restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione.

APE SOCIALE – L’Ape sociale permette a coloro che si trovano in una particolare condizione (disoccupati di lungo corso, invalidi, caregiver, lavoratori gravosi o usuranti) di smettere di lavorare al raggiungimento del 63° anno di età, percependo nel contempo un prestito pensionistico erogato da un istituto finanziario. Prestito di cui lo Stato si farà interamente carico, a differenza di quanto succede per l’Ape Volontario dove invece l’importo erogato viene restituito dal pensionato (con trattenute direttamente dal futuro assegno di pensione).
Per questi lavoratori è possibile anticipare la pensione con 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi. Le lavoratrici madri possono beneficiare di un anno di sconto dei requisiti contributivi per ogni figlio fino a un massimo di due anni.

ISOPENSIONE – È una forma di esodo per la pensione previsto dalla riforma 2012, ancora utilizzabile e anzi ulteriormente potenziato fino al 2020, con un requisito di accesso più flessibile: sette anni, e non quattro, all’età per la pensione di vecchiaia. Destinatari sono i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti. In pratica, è possibile utilizzare questo strumento quando mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. La prestazione è interamente pagata dall’azienda, il lavoratore matura una pensione piena, è necessario specifico accordo sindacale.

LAVORI USURANTI – I requisiti per i lavoratori usuranti nel 2019 e fino al 2026 sono: quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi. Si tratta di persone che hanno svolto una o più delle attività usuranti (tratte da un apposito elenco, come i lavori nelle cave, quelli ad alta temperatura, quelli notturni) per un tempo pari ad almeno la metà della vita lavorativa (o sette anni negli ultimi dieci) per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018 in poi.

PRECOCI – Consente di ritirarsi anche prima dei 60 anni poiché conta solo il requisito contributivo, che deve essere pari ad almeno 41 anni, indipendentemente dall’età. Il lavoratore precoce ha almeno un anno di contributi versati prima dei 19 anni, quindi di fatto matura la pensione proprio intorno ai 60 anni.

RITA – La rendita temporanea anticipata è stata introdotta nel 2017 e poi riformata sganciandola dall’Ape volontaria. E’ utilizzabile da coloro che versano contributi alla previdenza complementare, e consiste nella possibilità di riscattarli, in tutto o in parte, per ottenere una rendita. Per averne diritto sono necessari determinati requisiti: cessazione dell’attività lavorativa, raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro cinque o dieci anni (ci sono due diversi profili possibili, a seconda della durata della disoccupazione). Per i disoccupati da meno di 24 mesi, ci vogliono anche 20 anni di contributi alla previdenza obbligatoria e cinque anni di iscrizione al Fondo a cui si chiede la Rita. Per i disoccupati da oltre 24 mesi, cinque anni i iscrizione ai fondi di previdenza complementare.

PENSIONE ANTICIPATA IN BASE ALLA LEGGE FORNERO – È il trattamento pensionistico previsto per i lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti contributivi ed eventualmente anagrafici per terminare l’attività lavorativa nella gestione di riferimento, anticipatamente rispetto al requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia. Nel 2019, in base alle regole previste dal decretone varato dal Governo, i requisiti per andare in pensione anticipata con il sistema misto saranno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 e 10 per le donne), anche se chi maturerà il requisito avrà la decorrenza della pensione solo tre mesi dopo.

PENSIONE DI VECCHIAIA – Il diritto alla pensione di vecchiaia si matura nel 2019 con 67 anni di età e un minimo di 20 anni di contributi. La vecchiaia è una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) ed alle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della medesima, nonché alla Gestione separata.

CUMULO DEI CONTRIBUTI – È una opportunità per chi ha avuto carriere frammentate. Il cumulo gratuito di contributi previdenziali versati in più gestioni permette di ottenere un assegno unitario, conservando le regole di calcolo proprie di ciascuna gestione pensionistica. I potenziali beneficiari del cumulo comprendono anche coloro che hanno versato contributi alle casse dei professionisti.

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