Pensioni, crollo Quota 100 e Recovery Fund: lo scambio Italia-Europa

Perde intanto appeal la misura fortemente voluta da Salvini: nel mese di giugno, secondo l’Inps, sono state presentate solo 47.810 domande

Come tutti sanno, Quota 100 è una misura fortemente voluta dal leader della Lega Matteo Salvini durante l’esperienza di Governo con i pentastellati, paladini invece del Reddito di Cittadinanza. Due interventi che hanno fatto – e continuano – a far discutere, il cui destino si intreccia anche con la partita delicatissima sul Recovery Fund.
Non è certo mistero che Quota 100 non piace all’Europa, soprattutto all’Olanda. Già a febbraio è arrivato un richiamo per il nostro Paese. Quota 100 – che consente dal 2019 di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi è finita nel mirino anche l’Ocse. “L’Italia – si legge in un documento della fine dello scorso anno – ha fatto retromarcia rispetto alle misure approvate in precedenza”.
L’indicatore più comunemente utilizzato per scovare i meccanismi che molti Paesi introducono per favorire i pensionamenti anticipati è semplice: la differenza tra l’età di pensionamento legale e quella alla quale si va effettivamente in pensione. Ebbene, siccome l’età di pensionamento legale in Italia è di 67 anni e dopo l’introduzione di quota 100 è scesa a 62 anni, la differenza è salita dai tre anni ante-riforma a cinque anni.
In pratica, è l’indicatore più alto tra i paesi dell’OCSE. Basti pensare che in Olanda si può uscire dal lavoro solo 2 anni prima dell’età legale, in Austria 3 anni, in Danimarca 1,3 anni e in Svezia addirittura si va in pensione più tardi dell’età legale.

Nel frattempo, sembra che Quota 100 abbia perso appeal. Nel mese di giugno, secondo l’Inps, sono state presentate solo 47.810 domande, meno di un terzo delle domande accolte nell’intero 2019. L’Inps nel bilancio di previsione stima un calo di oltre 21mila unità per i pensionamenti anticipati complessivi rispetto a quelli di vecchiaia. Ma gli anticipi potrebbero essere ancora meno. A questo punto potrebbe essere addirittura sovradimensionata la voce di 3 miliardi di nuovi trasferimenti dello Stato, quest’anno, per la sola copertura di Quota 100, misura sperimentale che chiuderà la sua parabola il 31 dicembre 2021.

Sottotono anche Opzione donna, altra modalità di pensione anticipata – che consente di ritirarsi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica di almeno 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e 59 anni (per le autonome) -scelta da appena 8.842 soggetti nei primi due trimestri.

Numeri al ribasso su Quota 100 anche per il sindacato Cgil che in un report di fine luglio ha stimato in non più di 113mila le domande accolte a fine anno, contro le 327mila che si erano ipotizzate all’inizio della sperimentazione. Gli analisti prevedono per quest’anno una minore spesa complessiva per circa 2,9 miliardi sulle uscite, gli anticipi con blocco della speranza di vita e Opzione donna. Un margine di finanza pubblica utile, secondo la Cgil, per disegnare nuove soluzioni di flessibilità sostenibile a partire da  2022.

CHE SUCCEDE DOPO?  – L’ipotesi attualmente allo studio è una riforma del sistema pensionistico che estenda Quota 41 a tutti i lavoratori per superare lo scalone con la fine di Quota 100. Quota 41 altro non è che il ritiro dal lavoro con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età compiuta.

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