Pensioni, contributi versati e diritti costituzionali. Quando “la casta siete voi”

I coefficienti di trasformazione diminuiscono per salvare la deriva pensionistica. Ma in tanti percepiscono più dei contributi versati (e rivalutati)

Un lettore di QuiFinanza (@Kastalrogo), nel commentare il mio articolo sull’incoerente sentenza della Corte Costituzionale  in merito alla bocciatura del blocco sulla rivalutazione delle pensioni, scrive:

“Ho versato in 40 anni di contributi l’equivalente di 850 mila euro, a valore attuale; percepisco 3.550 euro al mese lordi. Egregio Professor Dottor Beniamino Piccone, me lo spieghi lei perché dovrei rinunciare ai miei diritti costituzionali di “uguaglianza di fronte alla legge””.

E’ un buon punto di partenza per parlare del tema della longevità. Il demografo Massimo Livi Bacci ha scritto di recente: “In tutti i paesi che hanno affidabili sistemi di registro delle nascite si nota un fatto assai interessante. Anno dopo anno, pur con oscillazioni dovute al caso, l’età «massima» alla morte (cioè, l’età della persona più vecchia deceduta in ciascun anno) si è spostata in avanti. Ciò è in parte dovuto a un fatto meramente statistico: la platea dei concorrenti è cresciuta, un po’ perché molte più persone sopravvivono a 90, 100 o più anni, e un po’ perché le popolazioni sono aumentate di numero (…). Assieme alla crescita della durata massima della vita, si verifica anche un aumento molto forte dei sopravviventi a età molto anziane – a 90 o a 100 anni, per esempio.

Nell’esperienza italiana, fino agli anni ’50 del secolo scorso, di diecimila neonate ne sopravvivevano meno di dieci all’età di 100 anni; oggi ne sopravvivono 300 (…). Fino a quando, e con quale gradiente, continuerà ad aumentare la longevità? Se appare prossima, per le donne, una durata media della vita di 90 anni (gli uomini restano qualche anno indietro, ma anche loro hanno progredito di buon passo), cosa dobbiamo attenderci per il resto del secolo?”.

Proprio per bloccare la deriva pensionistica, opportunamente negli scorsi anni – la crisi ha anche dei risvolti positivi – è stato creato un meccanismo di revisione delle pensioni secondo il variare della longevità. La realizzazione della ponderazione al ribasso delle pensioni – per tenere conto della maggiore durata media del periodo di riscossione della pensione – si fa attraverso il coefficiente di trasformazione, aggiornato ogni 3 anni, dal 2019 ogni due.

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Facciamo due conti. Il lettore @Kastalrogo se fosse andato in pensione nel 2010 all’età di 60 anni avrebbe avuto un coefficiente di trasformazione pari al 4.798%  (dal 2016 i coefficienti diminuiranno, coerentemente con l’aumento della speranza di vita). Se teniamo buoni i suoi conteggi (tutti da verificare) la pensione lorda annua di Kastalrogo sarebbe di euro 850.000*4,798%=40.783 euro.
Invece prende ogni anno 3.550 per 13 mensilità, quindi 46.150 euro. Fanno 5.367 euro l’anno in più rispetto ai contributi versati rivalutati, che i contribuenti generosamente gli regalano. Bella la vita, eh Kastalrogo!

Caro @Kastalrogo, la “casta” politica che lei depreca le ha consentito di beneficiare di un sussidio (che teoricamente dovrebbe aiutare chi ha veramente bisogno) di svariate migliaia di euro ogni anno. “La casta sarà lei!”, direbbe Alberto Sordi.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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