Pensioni, Boeri attacca quota 100: “Visione distorta del mercato del lavoro”

Il presidente dell'Inps torna all'attacco di quota 100 a "Che tempo che fa": “Non c’è nessuna garanzia che se 400mila persone andassero in pensione 400mila giovani avrebbero un posto di lavoro"

“Non c’è nessuna garanzia che se 400mila persone andassero in pensione 400mila giovani avrebbero un posto di lavoro. È una visione distorta del mercato del lavoro”. Tito Boeri, presidente dell’Inps, ospite da Fazio a Che tempo che fa, attacca ancora un volta quota 100, la riforma pensionistica voluta dal governo.

“Il governo ci ha chiesto di fare delle simulazioni – ha spiegato Boeri – e noi ne abbiamo fatte tantissime. Tutte implicano che ci sia un forte incremento della spesa nei primi anni. All’inizio ci sarà un grande gruppo di persone che entra a carico del sistema pensionistico, e ogni anno se ne aggiungono altre che maturano i requisiti, dunque la spesa non può che aumentare anno dopo anno. A fronte di tutto ciò l’idea è quella di una dotazione piatta e costante a sette miliardi l’anno, che non è supportata minimamente da alcuna delle simulazioni che ci hanno chiesto” dice il numero uno dell’Inps.

“È una visione distorta del mercato del lavoro: si pensa che funzioni come un autobus nell’ora di punta perchè qualcuno sale qualcuno deve scendere, in realtà funziona più come un treno in cui ci sono alcuni vagoni che sono abbastanza pieni e alcuni sono vuoti: qualcuno può scendere senza che qualcuno salga e viceversa. Se noi guardiamo alle imprese che assumono soprattutto giovani sono imprese giovani e innovative, che non hanno persone che stanno andando in pensione, mentre molte persone che stanno andando in pensione lavorano in imprese che non stanno assumendo”.

Boeri rivendica poi la competenza dei dipendenti con più esperienza dello stesso Istituto e critica la posizione del governo che va verso un cambio generazionale: “C’è molta complementarietà tra le competenze dei giovani e quelle degli anziani. Noi all’Inps – ha aggiunto – stiamo assumendo 1500 giovani, noi speriamo che le persone con più esperienza possano restare insegnare a loro il mestiere, altrimenti ci troveremmo in grande difficoltà. Credo ci sia un messaggio proprio sbagliato: nel trattare i lavoratori con più di sessant’anni di età come un peso che impedisce ai giovani di lavorare, in realtà sono persone che fanno il loro lavoro seriamente e creano valore per i giovani”.

A proposito degli immigrati, Boeri sottolinea l’importanza dei contributi versati da chi arriva nel nostro Paese: “Parliamo degli immigrati regolari che pagano i contributi. Noi ne prossimi anni avremo una situazione che peggiora nel rapporto tra pensionati e lavoratori: affinchè si paghino le pensioni abbiamo bisogno che si versino i contributi. Oggi abbiamo due pensionati ogni tre lavoratori, se non vogliamo che questo rapporto peggiori nel tempo avremo bisogno di dieci milioni di lavoratori in più, non basta azzerare la disoccupazione ma abbiamo bisogno di lavoratori in più e date le tendenze demografiche in atto l’unico modo è avere più persone straniere che vengono a lavorare da noi”.

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