Pensioni, senza l’adeguamento all’inflazione 500 euro in meno

Secondo simulazioni della Cgia di Mestre i più colpiti sarebbero chi prende 20mila euro netti all’anno

Il governo Monti potrebbe decidere di non adeguare per il 2012 le pensioni all’inflazione. Secondo una simulazione della Cgia di Mestre con il blocco delle indicizzazioni, un pensionato che riceve un assegno mensile netto di circa 1.600 euro (20mila euro all’anno), perderebbe quasi 480 euro in un anno.

Lo stop all’adeguamento delle pensioni alla crescita dei prezzi consente di dare una decisa sforbiciata alla spesa previdenziale che da sola costituisce oltre il 40% della spesa corrente. L’Ufficio studi della Cgia ha calcolato che dal blocco totale delle indicizzazione dei 17 milioni di assegni pensionistici lo Stato sborserà 4,4 miliardi in meno (5,7 miliardi senza però considerare il mancato introito fiscale).

Tanti soldi dunque. Ma anche un risparmio che rischio di pesare sui livelli più deboli dei pensionati. A meno che la stretta sull’adeguamento noni sia fatta in funzione del reddito. Soluzione questa teoricamente equa, ma che porterebbe alle casse dello Stato solo briciole. Invece l’ipotesi sulla quale stanno lavorando i tecnici, punta all’intera platea dei pensionati con la sola eccezione probabilmente di chi prende il minimo.

Mossa quasi scontata, visto che –seguendo le simulazioni della Cgia – ben 5,2 miliardi dei 5,7 complessivi lordi arriverebbero dalle pensioni più basse: 577 milioni da quelle comprese tra tre e cinque volte il minimo e nulla (perché già bloccati) dagli altri. E nulla o quasi per il 2012 arriverebbe anche dall’eventuale inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità (non più 40 anni di contributi, ma 41 o addirittura 43) dal momento che già oggi per effetto delle cosiddette “finestre mobili” un lavoratore che maturi i requisiti rimane praticamente un altro anno al lavoro senza, peraltro, aumentare il suo montante pensionistico.

Pensioni, senza l’adeguamento all’inflazione 500 euro in meno
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