Pensioni, accordo governo-sindacati: dall’Ape alla quattordicesima, ecco tutte le novità

Ape a costo zero per redditi bassi, quattordicesima più alta e ampliata, pensione anticipata ai precoci, cumulo contributi

Governo e sindacati hanno firmato un accordo condiviso sulle pensioni. L’esecutivo stanzierà 6 miliardi di euro in tre anni.

La metà delle risorse servirà per favorire l’uscita flessibile dal mercato del lavoro (attraverso un anticipo pensionistico o Ape, sconti contributivi per lavoro precoce e usurante). L’altra metà per sostenere le pensioni più basse (attraverso quattordicesima e no tax area). Ecco tutte le principali novità.

ANTICIPO PENSIONISTICO O APE
E’ destinato a chi si ritira con 63 anni di età, quindi con 3 anni e sette mesi di anticipo sull’età pensionabile, con un trattamento che verrà poi restituito con rate ventennale quando si matura la pensione piena; è erogato dall’Inps ma finanziato dalle banche. Nel caso di crisi aziendali, il trattamento di pensione anticipata è a carico dell’azienda.
E’ stato stabilito che sotto una determinata soglia di reddito, sarà a carico dello Stato e il pensionato non dovrà restituire nulla. Non sarebbe stato ancora raggiunto un accordo sul tetto definitivo (la richiesta sindacale è 1.600 – 1.700 euro al mese, la proposta del Governo intorno ai 1.500 euro).

QUATTORDICESIMA 
La quattordicesima sarà estesa a 3,3 milioni di persone, ovvero ai pensionati con redditi complessivi personali fino 1.000 euro al mese. Si tratta quindi di quasi 1,2 milioni in più rispetto alla attuale platea di beneficiari. La cosiddetta quattordicesima adesso riconosciuta ai pensionati con redditi complessivi personali fino a 750 euro mensili sarà estesa anche a coloro che hanno redditi fino a mille euro al mese (2 volte il trattamento minimo). Per coloro, 2,2 milioni, che hanno già il beneficio l’importo sarà aumentato, ma non è ancora stato definito il rialzo in base agli scaglioni di contributi versati. Nel complesso per l’aumento di chi già riceve la somma aggiuntiva si spenderà il 30% dello stanziamento dedicato a questo capitolo.

LAVORATORI PRECOCI

I lavoratori precoci vengono definiti come coloro che hanno almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Per loro vengono eliminate le penalizzazioni previste dalla legge Fornero in caso di pensionamento anticipato prima dei 62 anni. Inoltre i lavoratori precoci potranno ritirarsi con un anno in meno rispetto alle regole attuali (41 anni) se svantaggiati (senza ammortizzatori sociali, disabili, occupati in attività gravose).

RICONGIUNZIONI
Insieme ad Ape e Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) l’accordo governo-sindacati prevede anche norme per favorire la flessibilità in uscita. Sono previste ad esempio le ricongiunzioni gratuite per chi ha versato in gestioni pensionistiche diverse, anche quella separata. Tutti i contributi potranno essere cumulati senza costi. Sono inclusi i periodi di riscatto della laurea. Verrà incassato un unico assegno pensionistico, calcolato con le regole di ciascuna pensione.

LAVORI USURANTI

Per quanto riguarda i lavori usuranti, in accordo con i sindacati è stato allargato il loro bacino. Viene poi previsto un anticipo di pensionamento di 12 o 18 mesi. Bisognerà aver aver svolto un lavoro usurante per 7 degli ultimi 10 anni, oppure per la metà degli anni lavorati.

NO TAX AREA

Per sostenere le pensioni basse, la no tax area viene alzata a 8.125 euro la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse, ma non per tutti, solo per coloro che hanno più di 74 anni e reddito fino a 55mila euro. Si tratta di un meccanismo simile a quello in vigore per i lavoratori dipendenti, con una no tax area fino a quota 8.125 euro e una detrazione che si riduce fino ad azzerarsi a quota 55mila euro. Per quanto riguarda invece gli under 75 la no tax area si ferma a 7.750 euro fino ai 15mila euro di reddito e 7.500 per chi ha un reddito superiore a quella soglia.

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