Pensioni, dal 2016 si alza l’età per smettere di lavorare

L’innalzamento legato all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istat

Novità dal fronte previdenziale. Partirà dal 1° gennaio 2016, anziché dal 2015, l’innalzamento dei requisiti per le pensioni di vecchiaia e di anzianità. Invece per le dipendenti del pubblico impiego confermato il requisito di 65 anni per la pensione di vecchiaia dal 2012. Infine le Casse di previdenza professionali resteranno sottoposte al visto ministeriale per quanto riguarda le operazioni immobiliari.

Sono queste le principali disposizioni contenute nell’emendamento previdenziale al decreto legge n. 78/2010. Il nuovo articolo 12-bis stabilisce che i requisiti per la maturazione della pensione di anzianità e di vecchiaia sono aggiornati con cadenza triennale tramite decreto del ministero del Lavoro da emanarsi almeno 12 mesi prima della decorrenza di ogni aggiornamento.

Ciò significa che dal 1° gennaio 2016 verranno rivisti i requisiti per il conseguimento della pensione di anzianità, quello per la maturazione della pensione di vecchiaia (ovvero 65 anni per gli uomini e per le donne del pubblico impiego e 60 anni per le donne del privato), il requisito anagrafico dei 65 anni per la pensione con il sistema contributivo e il requisito dei 40 anni di contributi ai fini della maturazione del diritto all’accesso al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica.

In pratica età e anzianità contributiva sono aggiornate in funzione dell’incremento della speranza di vita – 65 anni – in rifermento alla media della popolazione residente in Italia, accertata dall’Istat in relazione al triennio di riferimento. L’emendamento prevede che, nella prima applicazione, l’aggiornamento non può essere in ogni caso superiore a tre mesi e che lo stesso non viene effettuato nel caso di diminuzione della speranza di vita.

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