Pensione, quanti anni servono per smettere di lavorare

Pensione di vecchiaia, pensione anticipata, Ape volontaria, quota 41 e quota 100: come si va in pensione? Quanti anni di contributi servono?

Una delle questioni più dibattute in ambito politico negli ultimi giorni riguarda anche il tema delle pensioni. Esistono delle regole precise per andare in pensione ma anche diversi tipi di pensione: di vecchiaia, anticipata, Ape volontaria, quota 41 e quota 100. Attualmente, però, come si va in pensione? Quanti anni di contributi servono? Ecco i requisiti.

PENSIONE ANTICIPATA – Con l’attuale pensione anticipata si può smettere di lavorare a qualsiasi età purché si abbia maturato un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) o 41 anni e 10 mesi (per le donne). Questo requisito subirà una variazione nel 2019 a causa dell’adeguamento con le aspettative di vita INPS: dal 1° gennaio del prossimo anno, quindi, per smettere di lavorare bisognerà aver maturato 43 anni e 3 mesi (uomini) o 42 anni e 3 mesi (donne).

PENSIONE DI VECCHIAIA – Per la pensione di vecchiaia sono sufficienti 20 anni di contributi versati, ma a fronte di un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi, che dal prossimo anno aumenteranno a 67 anni a causa dell’adeguamento con l’aumento delle aspettative di vita rilevato dall’Istat.

APE SOCIALE – Inoltre ci sono altri strumenti che consentono di andare in pensione, come l’Ape Sociale che permette a disoccupati, invalidi civili al 74% e persone che assistono parenti di primo grado, se disabili gravi, di smettere di lavorare dopo 30 anni (ma con almeno 63 anni compiuti). Per i lavori gravosi, invece, sono richiesti 36 anni di contributi.

APE VOLONTARIO – Con l’Ape Volontario, invece, si cessa di lavorare con un’anzianità contributiva di 20 anni, purché si sia a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Con l’Ape Volontario però non si va subito in pensione: nei 3 anni e 7 mesi che precedono la pensione di vecchiaia, infatti, il lavoratore percepirà un prestito erogato da un istituto di credito che poi verrà ripagato tramite una decurtazione sulla pensione di vecchiaia.

QUOTA 41 – I lavoratori precoci, invece, possono smettere di lavorare dopo 41 anni, grazie alla Quota 41. Per farlo bisogna aver lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni. Inoltre è richiesta un’anzianità contributiva antecedente al 1995. La quota 41 è destinata solamente ai lavoratori precoci, cioè a coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età.

QUOTA 100 – Ultimamente si è parlato anche della cosidetta quota 100. A differenza della quota 41, il cui numero fa riferimento ai soli anni contributivi, la quota 100 sarebbe il cumulo dell’età pensionabile e dei contributi versati.  In particolare, le attuali proposte di legge per pensionarsi con la quota 100 prevedono comunque delle soglie minime, e cioè un’età di almeno 64 anni e un minimo di 36 anni di contributi (64 + 36 = 100). Quindi, colui che ha 62 anni di cui 38 di contributi non potrebbe beneficiare di un’eventuale soglia 100, atteso che non ha raggiunto l’età minima di rilevanza (64 anni).

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