Pensione di reversibilità: addio norma ‘anti-badanti’

Lo prevede una recente sentenza della Corte Costituzionale

Una recente sentenza della Corte Costituzionale (n174 del 15 giugno 2016) sancisce che la pensione di reversibilità in caso di morte del coniuge spetta di diritto a prescindere dalla durata del rapporto, dunque anche in caso di matrimonio breve. Viene dunque cassata la norma del 2011 la quale imponeva una riduzione dell’assegno di reversibilità a seconda della durata.

La norma era stata introdotta per scoraggiare i cosiddetti matrimoni di convenienza, ossia i rapporti di breve durata in cui la differenza di età tra marito e moglie è elevata al punto da insospettire su eventuali interessi economici alle nozze. Più nello specifico, matrimoni contratti dopo i 70 anni e con una persona di almeno venti anni più giovane. Spesso si tratta della stessa ‘badante’ dell’anziano in questione, ma non sono gli unici casi.

Con effetto sulle pensioni liquidate dal 2012, era dunque stata introdotta la regola per cui, a fronte di un matrimonio tra una persona ultrasettantenne e un’altra che sia più giovane di oltre vent’anni, l’importo della pensione di reversibilità derivante dalla morte del più anziano viene ridotto del 10% per ogni anno di matrimonio inferiore a 10. Ciò significa che se il matrimonio è durato almeno 10 anni, la pensione di reversibilità viene corrisposta interamente, altrimenti diventa il 90, l’80, il 70% e così via per ogni anno mancante ai dieci, fino ad azzerarsi.

La Corte ha ritenuto incostituzionale una simile penalizzazione basata solo sulla differenza di età dei coniugi.

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