Pensione, con quota 100 addio all’Ape sociale

L’emendamento proposto dal PD è stato respinto: non ci sarà nessuna proroga per la stabilizzazione dell’Ape sociale

Non ci sarà nessuna proroga per la stabilizzazione dell’Ape sociale. L’emendamento proposto dal PD è stato respinto in commissione alla Camera in sede di dibattito sulla Legge di Stabilità 2019.

L’emendamento presentato aveva l’obiettivo di rendere strutturale la misura di welfare che consentiva di arrivare alla pensione a determinate categorie di lavoratori: caregiver, disoccupati, disabili, lavori gravosi.

La stabilizzazione è stata bocciata ed è stata negata anche la proroga perché, come ha sottolineato il sottosegretario Massimo Garavaglia, “il governo svolgerà un’analisi organica delle misure in materia pensionistica, prefigurando il rischio che la misura dell’Ape sociale possa sovrapporsi a quella di quota 100, il che comporterebbe uno spreco di risorse“.

Gli stanziamenti per le misure sulla previdenza, pari a 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi dal 2020, possono coprire sicuramente quota 100, per andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Incerto il futuro dell’Opzione Donna, che consente alle lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 o 58 anni di età, rispettivamente per dipendenti e autonome: attualmente il requisito deve essere stato maturato entro il 31 dicembre 2015, la proroga dovrebbe spostare il termine a fine 2018. Ultimamente si era parlato anche di un termine più lungo, magari al 2021, alzando il requisito contributivo.

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