Pensione: come ottenere lo sgravio fiscale al Sud Italia

La legge di Bilancio 2019 prova a trasformare il Meridione d'Italia in un nuovo Portogallo per i pensionati italiani e non

Negli ultimi anni migliaia di pensionati, soprattutto italiani, hanno scelto di vivere il crepuscolo della loro vita lontani dall’Italia per convenienza fiscale rispetto all’assegno pensionistico. Diverse le mete prescelte, con una predominanza del Portogallo negli ultimi anni. La legge di Bilancio 2019 prova a trasformare il Meridione d’Italia in un nuovo Portogallo, incentivando i pensionati – italiani e stranieri – a prendere residenza nel sud della penisola ed ottenere vantaggi simili. Lo “sconto” fiscale si applica per cinque anni.

In base al nuovo articolo 24-ter del Dpr 917/1986 (testo unico delle imposte sui redditi – Tuir), gli interessati, dal 1° gennaio 2019, possono optare per l’assoggettamento dei redditi “esteri” a un’imposta sostitutiva del 7% per ciascuno dei periodi di imposta di validità dell’ opzione; questi soggetti beneficeranno anche dell’esonero dagli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, nonché dal versamento dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e dell’ imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).

Platea
L’agevolazione riguarda i titolari di redditi di qualunque categoria – dunque non solo la pensione – percepiti da fonte estera o prodotti all’estero, che trasferiscono la propria residenza in uno dei comuni appartenenti al territorio delle regioni del Sud Italia (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) con una popolazione non superiore ai 20.000 abitanti.

Requisiti
la misura necessita però di due ulteriori requisiti:

  • non essere stati fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace;
  • aver trasferito la residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa.

Il requisito del trasferimento della residenza si ritiene soddisfatto se si risiede in Italia almeno 183 giorni all’anno (184 in caso di anno bisestile).

Al fine di garantire l’armonizzazione con le prescrizioni già in vigore nel nostro ordinamento – si legge inoltre su Il Sole 24 Ore – resta immutata la possibilità, qualora se ne possiedano i requisiti, di scegliere in alternativa il pagamento di un’imposta in misura fissa pari a 100mila euro all’anno, prevista, non solo per i pensionati, dall’articolo 24-bis del Tuir per le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia. Quest’ultima risulta più conveniente rispetto all’aliquota del 7% con redditi esteri superiori a 1,5 milioni di euro (arrotondando un po’).

Per esercitare l’ opzione introdotta dalla legge di bilancio, il contribuente è chiamato a indicare tale volontà all’ interno della dichiarazione dei redditi, relativa al periodo di imposta in cui viene trasferita la residenza in Italia. L’opzione è efficace già a decorrere da tale periodo d’imposta ed è valida per i primi cinque periodi di imposta successivi a quello in cui diviene efficace.

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