“Pensione”? Vocabolo in via di estinzione per 3 milioni di giovani

La maggior parte degli under 35 ritiene che la pensione sia un traguardo irraggiungibile. Pressoché ignorata la previdenza complementare. I nonni lavorano per figli e nipoti. Quadro di grandi squilibri emerge da indagine Cia

Pensione“? Una parola che suona sempre più anacronistica per la quasi totalità dei giovani compresi tra i 18 e 25 anni. E per 3 milioni di under 35 la pensione sarà un miraggio, in un futuro in cui si lavorerà fino a età avanzata.
E’ quanto emerge da un’indagine condotta dal patronato Inac, l’Istituto nazionale assistenza cittadini promosso dalla Cia, incentrata sul rapporto tra italiani e lavoro.

La possibilità di incontrare qualcuno sotto la soglia dei 30 anni, inserito stabilmente nel mercato del lavoro al punto da poter fare i conti con la previdenza, infatti, è sempre più difficile. Disoccupati, stagisti, precari, interinali, cocopro… un esercito di giovani ai quali la parola “pensione” fa l’effetto di una chimera. Un po’ come chiedere a un senzatetto dove passerà le vacanze della prossima estate. Nel migliore dei casi ci scappa una risata, altrimenti si rischia l’improperio.

Più del 75% dei lavoratori italiani under 35, sostiene lo studio della Confederazione italiana agricoltori, “vede la pensione come un traguardo irraggiungibile, mentre il 5% dice di non pensarci affatto. Meno del 20% dei giovani conosce strumenti di previdenza complementare, mentre oltre il 50% dei lavoratori di 60 anni si dichiara stanco e preoccupato per il proprio futuro”.

Lo slittamento dell’età pensionabile, ora a 67 anni e in un futuro prossimo probabilmente a 70, “preoccupa 8 italiani su 10. Così non c’è turn-over nel mondo produttivo, cresce la disoccupazione giovanile e il lavoratore anziano si ritrova a mantenere figli e nipoti. E dal vocabolario di circa 3 milioni di giovani, tra precari e disoccupati, sparirà la parola pensione“. 

Infatti, più del 70 per cento dei lavoratori attivi, con un età compresa tra i 50 e i 60 anni, ammette di offrire un grande sostegno economico ai figli e, in qualche caso, anche ai figli dei figli. Il rapporto delinea una società italiana che per la stragrande maggioranza dei cittadini vive un grande squilibrio, che rischia di acuirsi nel prossimo decennio.
Vero è che l’aspettativa di vita si è allungata, ma l’innalzamento della soglia-pensione che ne è conseguito, per equilibrare gli esborsi della spesa pubblica, suscita qualche perplessità. Non ultima il fatto che vivere a lungo non sempre è sinonimo di vivere bene: anche il decadimento fisico e cognitivo degli over 65 va messo sul piatto della bilancia. Se da una parte cresce l’aspettativa di vita tout court, dall’altra, si legge nell’indagine della Cia, “è l’Eurostat a sottolineare che l’aspettativa di vita sana è invece diminuita sensibilmente, passando dai 74 anni del 2004 ai 61 del 2008″.

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