Pensione anticipata? Sì, facendo un mutuo in banca

E' l'ultima idea del governo per trovare i 7 miliardi necessari alla flessibilità in uscita

Dopo l’ennesimo allarme lanciato dal presidente Inps Tito Boeri, che ha previsto la pensione a 75 anni per i giovani in assenza di una svolta sulla flessibilità in uscita, il governo inizia a ragionare su come facilitare l’accesso dei più giovani al mondo del lavoro operando sull’uscita anticipata dal lavoro dei pensionandi. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si è detto favorevole a ragionare sul tema pensioni sottolineando che ci sono “margini” di intervento. Di seguito il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, ha fornito alcune indicazioni. Ecco in sintesi quali sono i temi sui quali si ragiona anche se l’orizzonte resta quello della legge di Stabilità per il 2017.

IL MUTUO PER LA PENSIONE ANTICIPATA – Dare la possibilità ai lavoratori di andare in pensione fino a quattro anni prima del previsto, al limite con una piccola decurtazione sull’assegno, ricorrendo a un prestito, una sorta di mini mutuo, concesso da banche o fondi pensione con la garanzia dello Stato. Così che l’intervento sulla flessibilità in uscita, che secondo il sottosegretario Tommaso Nannicini costerebbe tra i 5 e i 7 miliardi di euro, possa essere quasi a costo zero per le casse statali. Dice Padoan in proposito: “Sicuramente ci sono margini per ragionare sia sugli strumenti che sugli incentivi che sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro in modo tale da migliorare le opportunità sia per chi sta per andare in pensione sia per chi deve entrare nel mercato del lavoro. Quindi io sono sicuramente favorevole a un ragionamento complesso e sono sicuramente aperto a fonti di finanziamento complementari che si possono studiare”.

Le fonti in questione sarebbero in primo luogo banche e fondi pensioni. Che dovrebbero, questa una delle ipotesi, con la firma di accordi e la garanzia dello Stato (quindi a tassi calmierati), garantire dei prestiti ai lavoratori che vorranno andare in pensione anticipata.

IL PRESTITO PONTE – In ogni caso, allo stato attuale, l’ipotesi che palazzo Chigi giudica la più ragionevole è quella del cosiddetto prestito pensionistico. Esempio pratico: un lavoratore matura i requisiti per la pensione a 65 anni ma decide spontaneamente di andare via dal lavoro prima, ad esempio a 61 anni. Per i 4 anni che lo dividono dalla pensione chiede quindi un prestito garantito dallo Stato a una banca o a un fondo pensione, così da ottenere più o meno il corrispettivo di un assegno pensionistico ogni mese per i 4 anni di ‘anticipo’. Quando il lavoratore in questione raggiunge i 65 anni e quindi matura i requisiti, l’Inps inizia ad erogargli la pensione. Per i primi tempi però il suo assegno sarà ridotto: l’Inps tratterrà infatti una parte della pensione mensile che girerà alla banca o al fondo pensione come rimborso del prestito e pagamento degli interessi.

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