Pensione anticipata per madri lavoratrici. Requisiti

Con la maternità è possibile richiedere fino ad un anno di sconto sull'età pensionabile

La legge 335/1995 concede, alle lavoratrici madri il cui assegno previdenziale viene calcolato interamente con il sistema contributivo, una pensione anticipata di 4 mesi per ciascun figlio, fino al massimo di un anno. Un’occasione non da poco in una fase in cui, in attesa di una futura riforma del sistema pensionistico, l’aspettativa di vita alza sempre più l’età pensionabile dei contribuenti italiani. Vediamo  quali sono i requisiti necessari ed i limiti all’applicazione.

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I REQUISITI – Possono esercitare l’opzione al sistema di calcolo contributivo, ai sensi dell’articolo 1, comma 23 della legge 223/1995, le lavoratrici in possesso di un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995 e pari o superiore a 15 anni di cui almeno 5 anni successivi al 31 dicembre 1995. Rientrano tra le lavoratici che possono fruire della pensione anticipata per la maternità anche le lavoratrici che esercitino la facoltà di computo nella Gestione Separata per le quali, secondo quanto previsto dall’articolo 3 del Dm 282/1996, è previsto il passaggio automatico al sistema contributivo di tutta la contribuzione versata anche prima del 1996. (Continua sotto)

I LIMITI – Il limite massimo per la fruizione dell’agevolazione che riconosce alle lavoratrici madri un anticipo di età rispetto al requisito di accesso alla pensione di vecchiaia è fissato a 12 mesi, quindi per un massimo di 3 figli. Ciò però solo nel caso in cui l’assegno previdenziale venga determinato completamente con il sistema contributivo, ovvero per le lavoratrici che hanno iniziato a lavorare e a versare i contributi previdenziali a partire dal 1° gennaio 1996.

LE LAVORATRICI ESCLUSE – Risultano invece escluse le lavoratrici in possesso di anzianità contributiva antecedente il 1° gennaio 1996 per le quali almeno una piccola parte dell’assegno viene determinata con il sistema retributivo. Escluse anche le lavoratrici che esercitano l’opzione donna regolata dalla legge 243/04, poiché questa non comporta un passaggio completo al sistema contributivo.

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