Pensione anticipata, il no dell’Ue: “Allungare la vita lavorativa”

Un documento comunitario mette il freno alle ipotesi di flessibilità in uscita

Dopo il contestatissimo documento del Fondo Monetario Internazionale su welfare ed età avanzata, l’Unione europea mette un freno alle ipotesi di flessibilità in uscita e pensione anticipata attualmente allo studio anche in Italia.

Lo ha fatto con la pubblicazione di un documento dell’Eurogruppo molto critico sulle forme di flessibilità in uscita, riferito non ad un Paese o ad una fattispecie particolare ma a tutta l’area dell’Eurozona.

Risultano piuttosto espliciti i principi ai quali dovrebbero ispirarsi i diversi governi nel gestire le prossime Riforme delle Pensioni:

  • i sistemi previdenziali devono essere sufficientemente solidi da sostenere la transizione demografica e i possibili shock macroeconomici, prevedendo meccanismi automatici di adeguamento dei requisiti pensionistici alle nuove aspettative di vita;
  • la spesa aggregata per le pensioni deve essere tenuta sotto controllo, allungando la vita lavorativa e aumentando l’occupabilità delle persone più anziane;
  • vanno previsti percorsi di vita lavorativa più lunghi da affiancare a riforme più articolate che consentano di garantire il più diffuso impiego possibile dell’intera forza lavoro ed una maggiore produttività;
  • i modelli pensionistici nazionali dovrebbero ottenere un consenso sociale e politico diffuso, dato l’impatto macroeconomico e sulla vita di ogni singolo cittadino che ne deriva.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti però rassicura gli Italiani, dichiarando – a margine di un convegno su Garanzia giovani a Firenze – che la critica dell’Eurogruppo non riguarda soltanto noi: la UE ha esortato i Paesi dell’Unione a limitare i ritiri anticipati e a introdurre più politiche per l’occupabilità dei lavoratori anziani, manifestando forte preoccupazione per la sostenibilità e gli equilibri delle finanze pubbliche, ritenuti prioritari dall’Unione Europea. “È una linea generale e riguarda tutti i Paesi, e ci sono Paesi in Europa che hanno sistemi previdenziali molto meno in equilibrio del nostro”, ha sottolineato Poletti.

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