Pensionamenti anticipati, i pericoli della flessibilità. Fornero: troppi debiti sui più giovani

Con un rapporto spesa pensionistica / Pil tra i più alti del mondo, vogliamo ancora investire risorse sulle pensioni? 7 argomenti contro la flessibilità previdenziale

In una bella intervista su La Stampa  l’ex ministro del Welfare Elsa Fornero ribadisce alcuni concetti, su cui vale la pena riflettere.

  1. “Penso che misure generalizzate per consentire pensionamenti anticipati sarebbero molto costose e pericolose per il debito”. La cosiddetta “flessibilità previdenziale” auspicata dai sindacati e dall’ex ministro Cesare Damiano potrebbe essere foriera di ulteriori sussidi alle pensioni a retributivo, e meno che le penalizzazioni attuariali siano fatte senza sconti.
  2. “Meriterebbero un’uscita anticipata le persone che sono nelle situazioni più difficili: come i lavoratori precoci, che hanno fatto una vita di lavoro disagiata, se non usurante in senso stretto”. Il problema emerge quando i sindacati vogliono far rientrare in questo provvedimento tutti, non solo alcune categorie.
  3. “Ma non sarebbe meglio spendere per realizzare strutture di assistenza, invece di spendere sempre per la pensione?”. La Fornero è illuminante poiché evidenzia come le pensioni siano state il baricentro del nostro sistema di assistenza. Quando non si sapeva come gestire una situazione industriale, si procedeva alla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, mobilità, e prepensionamenti, sapendo fin da principio che l’azienda non avrebbe mai riaperto. Uno spreco di di risorse pubbliche mostruoso.
  4. “Domando: il Paese vuole davvero aumentare ancora la spesa pensionistica, quando ci sarebbero tantissime cose che si potrebbero fare con i soldi pubblici? Si potrebbe cominciare dal rivitalizzare un mercato del lavoro che non mi sembra così florido”. Con un rapporto tra spesa pensionistica e Pil tra i più alti del mondo, vogliamo ancora investire risorse sulle pensioni? Se lo si facesse, sarebbe solo per motivi elettorali visto che i vecchi votano e i giovani under 18 no. Per chi ha la maggiore età e segue le ricette di Matteo Salvini che prevede l’abolizione della legge Fornero non ci sono speranze. Hanno buttato il cervello al macero, visto che la riforma è a favore dei giovani, avendo bloccato i sussidi al sistema retributivo, di fatto uno schema Ponzi. La Corte dei Conti ha certificato che con la legge Fornero si risparmieranno 30 miliardi di euro l’anno per 15 anni, altro che spending review. Ha ragione Elsa Fornero: “Di una cosa sono sicura. Alla fine tra me e Salvini vincerò io, perché ho dentro una forza morale che lui non ha”.
  5. “Tutta la nostra storia dimostra che non è vero che i pensionamenti anticipati creano lavoro per i giovani, a parte situazioni temporanee. Che sia una tesi sbagliata lo ha sempre sostenuto anche il presidente dell’Inps Boeri, nel corso del suo lavoro di ricerca. Per creare posti serve altro: potenziare l’apprendistato, creare i servizi per l’impiego di cui parliamo da tanto tempo e che non abbiamo, spendere per lo sviluppo”. I servizi per l’impiego prima sono stati dati in carico alle Province, poi alle Regioni che non sono state in grado di farli funzionare. Oggi dovrebbe essere un nuovo organo, l’Anpal – l’Agenzia Nazionale per le politiche attive nel lavoro – ad occuparsene. Ma sempre in là nel tempo. Mentre il mondo corre, cerca di aiutare chi cambia lavoro, noi aiutiamo di fatto chi sta attaccato al posto di lavoro che non c’è più.
  6. “Diciamocelo chiaramente: si chiama “flessibilità previdenziale”, ma in parole povere significa solo caricare altro debito sulle generazioni future”. Ma chi pensa alle prossime generazioni? Ci manca tantissimo Ugo La Malfa, che chiedeva sempre ai suoi interlocutori: “Chi paga?”
  7. “Piuttosto che sprecare risorse per pensionamenti anticipati generalizzati, fatti salvi casi eccezionali, usiamole per rendere più convenienti le assunzioni. Di questo hanno davvero bisogno i giovani”. Snellire la burocrazia, che costa alle imprese miliardi ogni anno, far funzionare la giustizia civile, combattere il pizzo e la criminalità, diminuire la spesa pubblica corrente e abbassare la pressione fiscale. Di questo abbiamo bisogno, di riforme di struttura, che diano fiducia agli imprenditori, così che possano assumere. Il resto è noia (Califano, cit.)

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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