Nuovo governo: Quota 100, Flat tax, migranti. Cosa cambia col Conte-bis

Taglio del cuneo fiscale, salario minimo, riordino agevolazioni fiscali (niente riferimenti alla flat tax): le misure economiche in programma del Governo Conte bis

Al di là dei 26 o più punti concordati per il programma di governo, saranno ovviamente i primi Consigli dei Ministri a delineare la strada che deciderà di percorrere il nuovo governo M5s-Pd guidato da Giuseppe Conte. Taglio del cuneo fiscale, salario minimo, niente aumento IVA, nuove norme per il rientro dei talenti, infrastrutture, riforma fiscale, crescita e lavoro al Sud, turismo, export sono i primi elementi di politica economica emersi. Vediamo quali potranno essere gli elementi di discontinuità con l’esecutivo precedente.

Lavoro
Il taglio del cuneo fiscale è pensato come agevolazione a favore dei lavoratori, non delle imprese, nel senso che il programma prevede di «ridurre le tasse sul lavoro a favore dei lavoratori». Significa che il beneficio è destinato ad aumentare il salario dei lavoratori.
Altro punto fondamentale, il salario minimo, caro al M5S. Il programma fornisce solo un’indicazione di massima, relativa all’intenzione di introdurlo e di garantire le tutele massime a beneficio dei lavoratori. Il dibattito in materia prosegue da mesi, anche in considerazione delle proposte di legge presentate. Il ddl Catalfo, che rappresenta sostanzialmente la linea pentastellata, prevede un minimo di 9 euro l’ora, mentre la proposta del Pd non fissa per legge un tetto, ma prevede che il minimo sia quello stabilito dai contratti collettivi. Due impostazioni diverse, che dovranno a questo punto trovare una sintesi.
Il programma prevede anche una norma sull’equo compenso per i lavoratori non dipendenti e una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni. Altre misure sul lavoro: diritti dei lavoratori digitali (riders).

Fisco e Flat tax
Anche le misure di riforma fiscale non vengono identificate con precisione, il programma si limita a stabilire l’esigenza di un riordino del sistema.
Da sottolineare l’assenza di riferimenti alla flat tax, che invece era un cavallo di battaglia della precedenza maggioranza con la Lega.
Il programma comunque al momento è generico: semplificazione della disciplina e abbassamento della pressione fiscale, spending review, revisione tax expenditure (riordino agevolazioni fiscali). Previste anche una web tax per le multinazionali.

Crescita
Per il Sud, piano straordinario di investimenti, istituzione di una banca pubblica per gli investimenti “che aiuti le imprese in tutta Italia e si dedichi a colmare il divario” esistente nel Paese. Focus sul turismo, potenziamento dell’export concentrato in particolare sul Made in Italy.

Imprese
Sulle imprese si sono concentrate le ultime riunioni insieme ad agricoltura e welfare, con il progetto di assegno unico per la famiglia. Tra le ipotesi il ritorno dell’Ace, lo sconto fiscale per gli investimenti, all’interno di un rilancio del piano industria 4.0. Anche da lì potrà passare il ripensamento rispetto all’impostazione dei programmi gialloverdi. “Per uscire dalla crisi serve un’alleanza forte con le imprese” ragiona Graziano Delrio, che da capogruppo Pd alla Camera è stato in prima fila nel lavoro di costruzione del programma.

Pensioni
Il cambiamento dovrebbe avvenire prima di tutto sul terreno delicato della previdenza. Sull’orizzonte dei programmi tramonta l’addio alla legge Fornero, che aveva fatto alzare le barricate a Bruxelles, sostituito da una probabile revisione di Quota 100 per far quadrare le cifre della legge di bilancio. Un’inversione a U che darebbe argomenti anche al cambio di atteggiamento in Europa.

Migranti
Il Conte-2 sarà presto chiamato a scrivere nuovi articoli e commi per sostituire le parti dei decreti sicurezza più indigeste al Quirinale. Se si rimane ad agende politiche e contratti, invece, le differenze sfumano: i giallorossi, come i gialloverdi, chiedono una “forte risposta europea”, per non lasciare l’Italia da sola sulla prima linea, e la lotta al traffico illegale di persone. I giallorossi citano l’integrazione, assente dal contratto M5S-Lega, e non i rimpatri, su cui invece il programma del governo precedente aveva messo parecchia enfasi. E del resto un conto è la propaganda e un altro la realtà: nei 14 mesi di governo di rimpatri ne sono stati fatti molto pochi.

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