Pensioni: per l’Inps il 76,2% è sotto i 1500 euro lordi

In totale, le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2018 sono 22.785.711, per un ammontare complessivo annuo di 293.344 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione di 12.874 euro

(Teleborsa) – Oltre tre quarti delle pensioni erogate nel 2018, nello specifico il 76,2%, è sotto i 1500 euro lordi mensili: di queste (8,7 milioni), il 38% ha un importo compreso tra i 500 e i 1000 euro.

È quanto emerge dal rapporto Inps. Nel dettaglio, nel 2018 le pensioni entro i 500 euro sono state 5.473.545, il 24% del totale; quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono state 3.230.552, pari al 14,2% del totale. Le restanti 5.414.902 pensioni, pari al 23,8% del totale, superano i 1.500 euro lordi mensili.

In totale, le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2018 sono 22.785.711, per un ammontare complessivo annuo di 293.344 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione di 12.874 euro.

Rispetto al 2017, il numero di prestazioni è calato dello 0,1%, mentre il corrispondente importo complessivo annuo è aumentato del 2,2%.

I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16.004.503 (-0,2% rispetto al 2017); ognuno di loro percepisce in media 1,4 pensioni, anche di diverso tipo, secondo quanto previsto dalla normativa previdenziale vigente.

Per quanto riguarda il genere, se le donne sono la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 52,2%), gli uomini percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici: l’importo medio dei trattamenti percepiti dalle donne è infatti inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro).

Fronte lavoratori parasubordinati, l’Inps ha calcolato per il 2018 un totale di 1.285.061 collaboratori, con una riduzione dal 2014 al 2016 (-24,2% ), una stabilizzazione nel 2017 (+0,1%) e un incremento tra il 2017 e il 2018 (+2,4%). I professionisti, al contrario registrano una crescita dal 2014 al 2017 pari all’11,3% ed un lieve calo tra il 2017 e il 2018 (-1,2%).

Queste variazioni – si legge in una nota dell’Inps – sono da legare, oltre che a dinamiche del mercato del lavoro, anche a interventi del legislatore, a partire dalla riforma Fornero (l. 92/2012) che è intervenuta in senso restrittivo sulle collaborazioni a progetto, e successivamente il Jobs Act (decreto legislativo n. 81 del 2015) che ha regolamentato la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai “rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

La quota di donne è diminuita nella tipologia dei collaboratori mentre è aumentata in quella dei professionisti. Le donne erano infatti nel 2014 il 40,0% tra i collaboratori e il 41,1% tra i professionisti: tali valori sono rispettivamente pari a 37,2% e 44,6% nel 2018.

Il 47,9% dei collaboratori risulta essere esclusivo e mono-committente, con un reddito medio annuo inferiore a 20.000 euro. Il reddito medio, comunque, è funzione non solo del numero di committenti ma anche delle altre variabili di classificazione, come il tipo di rapporto di lavoro.

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