Il deficit pensionistico è colpa (anche) del clero

L'iniquità del sistema retributivo e il buco del Fondo Clero

Torniamo ancora una volta sul tema dell’iniquità del metodo retributivo, meccanismo infernale che grava sulla gracile coorte dei giovani, che sono pochi e fragili – a livello di reddito – per poter sostenere un così ingente peso costituito dal debito pensionistico creato negli anni .

Erano gli anni della Democrazia Cristiana, delle manifestazioni studentesche, dei diritti che sopravanzavano i doveri. Gli anni “formidabili”, così descritti dal leader del Movimento studentesco Mario Capanna, il quale ora ha tre pensioni, maturate con versamenti contributivi esigui. Formidabili certo per lui, quegli anni, molto meno per noi, che dobbiamo pagare le imposte che consentono a Capanna di fare una bella vita (a spese nostre).

In quegli anni si invertì la crescita demografica, necessaria per il sistema a ripartizione. Se diminuiscono le nascite, è doveroso passare a un sistema contributivo. Tutti si opposero, politici, sindacati, elettori. Intanto il deficit pubblico cresceva e così ci troviamo oggi con un debito enorme.

Tra i tanti beneficiati figurano anche i preti. Nell’ultima analisi fornita dall’Inps,  il cui presidente Tito Boeri è una delle migliori nomine del Governo Renzi, si analizzano le storture del Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.

Cosa ci dice l’INPS? “La gestione è costantemente in passivo, riportando risultati economici annuali negativi compresi tra 56 e 115 milioni di euro nel periodo 2002-2015 ed un disavanzo patrimoniale di oltre 2,2 miliardi di euro nel 2015. La ragione risiede fondamentalmente nello squilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (nel 2015 il rapporto contributi/prestazioni è di 1 a 3)”.

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I risultati dell’ipotesi di ricalcolo contributivo adottata sono graficamente sintetizzati nella figura sottostante. Oltre il 60% delle pensioni subisce una decurtazione superiore al 50% e che non esistono soggetti che abbiano un vantaggio con il ricalcolo contributivo.

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Ma non valeva l’insegnamento di Gesù per cui bisogna “amare il prossimo tuo come te stesso”? In economia tale principio lo possiamo tradurre come “equità intergenerazionale”, che evidentemente non esiste all’interno dei preti che beneficiano di pensioni ben superiori a quanto meritato con sonanti versamenti contributivi

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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Il deficit pensionistico è colpa (anche) del clero