Giovani e pensione: il Pd pensa all’ipotesi di un minimo di garanzia

Una "pensione di garanzia" che prevede un minimo di 650 euro al mese, aumentabili fino a 1000 a seconda degli anni di contributi accumulati

(Teleborsa)E’ un tema  di grandissima attualità quello che riguarda il fronte delle pensioni. Ore caldissime in cui filtrano indiscrezioni e proposte ancora tutte da definire che, intanto, finiscono per alimentare un dibattito già bollente.
Ad accendere la miccia, ci aveva pensato pochi giorni fa,  il presidente dell’Inps Tito Boeri aprendo alla possibilità della pensione a 70 anni in una intervista rilasciata al Sole24Ore nel corso della quale aveva dichiarato che bloccare gli adeguamenti dei requisiti di pensionamento a 67 anni dal 2021 avrebbe una ricaduta di “141 miliardi di spesa in più da qui al 2035″. La formazione di questa massa di liquidità praticamente dal nulla, è destinata a trasformarsi inevitabilmente “in aumento del debito pensionistico implicito, dato che l’uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell’importo delle pensioni”, aveva detto.

Un tema centrale, dunque, con il governo Gentiloni che starebbe pensando all’ipotesi di una pensione di garanzia per i più giovani per dare vita alla cosiddetta “fase due”. A lanciare un’ipotesi già concreta per dare una sorta di paracadute ai nati negli anni Ottanta, per i quali all’orizzonte si prospettano nuvoloni, , ci ha pensato il consigliere di Palazzo Chigi, Stefano Patriarca, durante un convegno organizzato dal partito democratico.  “Sarebbe utile l’istituzione di un fondo di solidarietà – ha detto – tra generazioni per colmare i vuoti contributivi già da ora. La preoccupazione dei giovani è forse non avere una pensione, ed è un problema che richiede un intervento più generale”.  L’idea è quella di introdurre anche nel sistema contributivo “un minimo previdenziale, come nel retributivo, pari, si può immaginare, a 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi, che possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di mille euro”.

La pensione di garanzia scatterebbe per chi raggiunge i requisiti di età, ma si  dovrebbe intervenire anche sugli anticipi, dice ancora Patriarca, sganciando il legame con l’importo che oggi limita le uscite. Bisognerebbe immaginare “un sistema di redditi ponte” attraverso l’Ape sociale, quella volontaria e la previdenza integrativa. Sarebbe questo l’unico modo “gestire l’innalzamento dell’età”, che vista la crescita dell’aspettativa di vita sembra “ineluttabile”, ha continuato il consigliere di palazzo Chigi. Bisogna mettere mano al portafoglio, Patriarca pensa a “un fondo di solidarietà per il sostegno alle basse contribuzioni”.

Allo stato attuale, la proposta è più di un ipotesi di studio, come confermano le parole del responsabile del lavoro all’interno della segreteria del Pd, Tommaso Nannicini: “Il Pd farà una proposta, che studieremo e approfondiremo, sulla pensione di garanzia per i giovani, con un reddito minimo e per rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile”.

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