Fondo pensione di categoria o Pip proposto dalla Banca? Ecco cosa conviene

In tema di risparmio di lungo termine non ci si può affidare alle emozioni del momento. Nella scelta tra fondo di categoria e PIP, la determinante chiave sono i costi di gestione. Vediamo cosa conviene

Rispondo a un lettore che mi ha posto la seguente domanda

Oggetto: SCELTA TRA FONDO PENSIONE DI CATEGORIA O PIP PROPOSTO DALLA BANCA? QUALE MEGLIO DEI DUE?

Buongiorno dott. Piccone, mi chiamo P. M. sono un lavoratore dipendente volevo rubarle qualche minuto del suo tempo per porle una domanda: come si deduce dal titolo di questa mail, mi trovo nella situazione di dover scegliere se lasciare il mio fondo pensione di categoria (FONCHIM) con un fondo esterno (PIP) proposto dal mio family banker; secondo lei quali dovrebbero essere i parametri che dovrei valutare per effettuare una scelta adeguata?
La ringrazio per l’attenzione dedicatami, rimango in attesa di una sua risposta e intanto le porgo
Cordiali saluti
P. M.

Caro P.,

Lei parte bene. Infatti ha scelto di investire il suo TFR nel fondo pensione negoziale (e spero anche una parte dei contributi mensili così da beneficiare del contributo aziendale, che è una manna dal cielo visto che chi lascia il TFR in azienda non lo riceve). Nel suo caso Fonchim (fondo per i lavoratori del settore chimico-farmaceutico) è il più antico fondo pensione, nato infatti nel lontano 1998, dopo la riforma Dini del 1995, che ha introdotto il sistema contributivo.

Solo il fatto che Lei si sia posto la domanda se sia meglio il Fonchim o il Piano Individuale Pensionistico (PIP) denota una saggia propensione a dedicare del tempo alla finanza personale, cosa che pochissimi italiani fanno.

 

Le scelte sul fondo pensione o PIP sono da considerare decisioni non ricorrenti, in merito alle quali vale poco l’esperienza personale e il learning by doing, poiché ciascun individuo sceglie e imposta una sola volta nella vita il proprio piano previdenziale.

In tema di risparmio di lungo termine non ci si può affidare alle emozioni del momento. Spesso assistiamo a comportamenti che riflettono la mancanza di una cultura del rischio nel nostro Paese: quando si guadagna tutto va bene; quando si perde ci si chiede “dov’era lo stato, che non ha fornito la necessaria protezione”.

Il rendimento dei mercati finanziari è stato, in media, nel lungo periodo, assai superiore al tasso di crescita dell’economia. Il problema non è rifuggire dai mercati finanziari; piuttosto, si devono trovare modalità trasparenti per consentire ai lavoratori di avere una dignitosa pensione integrativa.

Anche la diffidenza nei confronti del metodo contributivo (che ha posto un limite al buco dell’INPS) nasce dalla mancanza di consuetudine con il rischio, e dalla facilità con cui, nel passato, gli oneri delle garanzie offerte alle generazioni presenti sono state addossati alle generazioni giovani e future.

Venendo al suo caso, la scelta tra fondo Fonchim – comparto Stabilità, con benchmark 30% azioni e 70% obbligazioni – e PIP, la determinante chiave sono i costi di gestione. Infatti i costi rappresentano una voce da tenere seriamente in considerazione nella valutazione di una forma di investimento. Commissioni elevate incidono in modo sensibile sul capitale accumulato, andando spesso a vanificare anche i vantaggi generati da un buon andamento degli investimenti. Le commissioni dei fondi pensioni negoziali – viste le masse in gioco (Fonchim gestisce con 145mila aderenti circa 5 miliardi di euro) – sono ai minimi termini e quindi molto vantaggiose per il lavoratore. I PIP, viceversa, sono tra i prodotti più cari in circolazione e quindi glieli sconsiglio vivamente, chiunque sia il proponente.

Un caro saluto,
B. Piccone

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Fondo pensione di categoria o Pip proposto dalla Banca? Ecco cosa conv...