Fondi pensione: uscirne prima, come quando e perché

La crisi e il ricorso sempre maggiore agli ammortizzatori sociali aumentano le possibilità di ritiro anticipato. Ecco le regole per chiedere il riscatto delle somme versate

Sono in molti in Italia a non fidarsi della pensione pubblica e ad aver pensato che un “ritocchino” non guasta. Lo dimostra il discreto successo dei fondi pensione il cui obiettivo, per l’appunto, è quello di integrare la pensione di base.  Ma il fondo pensione può anche diventare stretto. Nel corso delle vita lavorativa sono diversi, infatti, i motivi per cui si può desiderare di uscirne e di recuperare almeno in parte i soldi versati. Vediamo come è possibile e a che condizioni.

Di regola il fondo pensione comincia a dare i suoi frutti  in coincidenza con l’età di pensionamento nel sistema obbligatorio di riferimento (cioè l’Inps per dipendenti privati e i lavoratori autonomi, l’Inpdap per i dipendenti pubblici o le casse previdenziali dei diversi ordini professionali per i liberi professionisti). In quel momento il lavoratore avrà diritto, alternativamente, a una rendita o a metà dell’importo dovuto sotto forma di capitale e  l’altra metà sotto forma di rendita.

Ma accade sempre più spesso in questo particolare periodo di crisi economica che a un certo punto della vita lavorativa cessino le condizioni per continuare ad alimentare il fondo e ci sia la necessità di riscattare il denaro versato fino a quel momento. Due sono le possibilità, a seconda dell’anzianità contributiva: si può chiedere un’anticipazione della pensione complementare o un riscatto parziale o totale.

Riscatto o anticipazione?
In caso di situazioni di particolare delicatezza e gravità riguardanti la vita lavorativa, l’aderente al fondo può riscattare, in tutto o in parte, la posizione maturata:

Evento
Percentuale di riscatto
– disoccupazione per più di 12 e meno di 48 mesi: 50%
– disoccupazione per oltre 48 mesi: 100%
– mobilità o cassa integrazione guadagni: 50%
– invalidità permanente con  riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo: 100%
– decesso: 100%

Il riscatto però non può essere richiesto nei 5 anni precedenti alla data di maturazione della pensione. In questi casi non c’è riscatto ma l’anticipo della prestazione pensionistica.

Per le somme riscattate è prevista una tassazione con un aliquota del 15% con una riduzione dello 0,3% per ogni anno di contribuzione successivo al quindicesimo. Quindi dopo 35 anni di versamenti l’aliquota del riscatto scende al 9%.

Fondi pensione e ammortizzatori sociali
Il ricorso agli ammortizzatori sociali sta avendo un impatto notevole sulla previdenza complementare. Proprio in questi giorni l’Inps ha comunicato che le ore di cassa integrazione chieste dalle imprese nel 2009 sono cresciute del 311,4% rispetto al 2008. I fondi pensioni ne risentono.

Questo perché uno dei principi fondamentali è che la contribuzione segue la retribuzione: se questa non è dovuta non spetta neanche la prima. Come abbiamo visto, in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità o casse integrazione ordinaria o straordinaria superiori a un anno è possibile esercitare il riscatto della metà dell’importo. Ma i fondi pensioni hanno l’obbligo di consentire il riscatto parziale anche prima dei 12 mesi se la cassa integrazione è a zero ore ed è fissata da subito per un periodo più lungo.

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