Fondi pensione, rendimento o credito fiscale? Dove si celano i vantaggi

Fondi pensione, credito fiscale vs rendimento: quando il dito indica la luna...

Care partite Iva, sottoscrivete un fondo pensione: il rendimento è garantito dal credito fiscale

 

E’ semplicemente incredibile l’ignoranza – nel senso che si ignorano gli elementi fondamentali per prendere una decisione – che ruota intorno ai fondi pensione, forma integrativa complementare alla pensione pubblica. Cerchiamo di colmarla, ben consapevoli che la maggioranza delle persone guarda il dito e non la luna.

E’ noto che i fondi pensioni si distinguono in negoziali – chiusi ai non appartenenti a una specifica categoria di lavoratori – e fondi pensione aperti, accessibili a tutti. Al 31 marzo 2014 6,4 milioni di lavoratori aderivano ai fondi pensione.

Qualche dato. In Italia alla fine del 2013 le risorse dei fondi pensione erano pari a 116,4 miliardi di euro. Ai fondi pensione preesistenti – forme pensionistiche complementari, così chiamate perché istituite prima della riforma della previdenza complementare del 1993 – facevano capo circa 50 miliardi di euro, oltre il 40 per cento delle risorse complessive. I fondi pensione negoziali ne detengono 34,5 miliardi, 12 miliardi sono appannaggio dei fondi pensione aperti. Nel corso del 2013 sono stati raccolti oltre 12 miliardi di euro, di cui circa 8 miliardi destinati ai fondi pensione negoziali e preesistenti.

 

Per la stragrande maggioranza delle partite iva che riescono a risparmiare, il vantaggio di sottoscrivere ogni anno fino a 5.165 euro di un fondo pensione è decisamente significativo. Mentre molti osservatori si concentrano sul rendimento del fondo, l’attenzione del professionista deve andare al credito fiscale.
In sede di dichiarazione dei redditi il contributo al fondo pensione (fino ai vecchi 10 milioni di lire, ora 5.165 euro) è integralmente deducibile dal reddito. Per cui, per esempio, se un professionista dichiara un imponibile di 25mila euro, paga di sola Irpef (23% fino a 15mila, 27% fino a 28mila) 6.150€. Se porta in deduzione dall’imponibile 5.165€, l’Irpef complessiva si riduce di 1.394,55€.
Il rendimento dell'”operazione fondo pensione” è pari all’aliquota marginale Irpef: 27%.
Qualcuno sa dirmi quale attività – a parte prostituzione e traffici illeciti – rende ogni anno, stabilmente, indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari, il 27%?

E’ chiaro che se un professionista è incapiente, a rischio povertà, (vedi Professionisti a rischio povertà: guadagnano meno di 1000 euro al mese) non ha le risorse finanziarie per contribuire ogni anno alla sua posizione presso un qualsiasi fondo pensione. Purtroppo non sono in pochi in questa situazione. La relazione dell’Autorità di Vigilanza sui fondi pensione (COVIP) del maggio 2014 evidenziava che nel corso del 2013 circa 1,4 milioni di posizioni individuali non sono state alimentate mediante il versamento di contributi.

Ma chi se lo può permettere, non si concentri sul rendimento, sui mercati finanziari – su cui c’è purtroppo una diffidenza diffusa, nell’immaginario collettivo i mercati sono “brutti e cattivi”, ahimè – ma sul credito fiscale.
Care partite iva, non siate diffidenti, nel 2015 pensateci seriamente. Il fondo pensione, qualunque esso sia, conviene. Ne riparleremo.

 L’ESPERTO RISPONDE

Gentile dott. Piccone,
ho letto il suo articolo sui fondi pensione , e sulla validità a motivo della deduzione fiscale,
volevo un chiarimento: alla fine del periodo ,cioè al momento dell’età pensionabile , il fisco non si riprende parte del beneficio fiscale visto che le somme accantonate vengono tassate al 15% , percentuale che  ho sentito dire vorrebbero elevare al 20 % ?  questo per versamenti fino ai 15 anni , ma io che ho 50 anni penso che rientrerei in quella fascia, sono informato male ? può chiarirmi le idee ? Grazie
Distinti saluti
Stefano

Caro Stefano,
Il vantaggio fiscale dei fondi pensione non si limita alla deduzione fiscale in sede di sottoscrizione ma, in modo ulteriore, consente un beneficio anche in sede finale, quando si riscattano le quote (per massimo 50% della posizione) o si ottiene la rendita.
Infatti, mentre il TFR viene tassato in sede di chiusura del rapporto con un’aliquota irpef del 23% (tassazione separata), il fondo pensione viene tassato secondo un’aliquota ponderata derivante dall’aliquota combinata di titoli di Stato (tassati al 12,5%) presenti nel fondo e altri titoli (tassati al 20%). Nell’ipotesi che il fondo sia investito in azioni per il 50% e in titoli di Stato per il restante 50%, l’aliquota risultante finale sarebbe del 16.25%.
Fino al 31.12.2013 la tassazione dei fondi pensione era inferiore a quella sui titoli di Stato: l’11%.

Con viva cordialità,
Beniamino Piccone

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