Fondi pensione battono ancora TFR nel 2021. I rendimenti

E’ quanto emerge dalla relazione annuale di Covip, l’autorità che vigila sui fondi pensione.

I fondi pensione battono il TFR anche nel 2021, garantendo rendimenti più elevati della tradizionale rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. E’ quanto emerge dalla relazione annuale di Covip, l’autorità che vigila sui fondi pensione, secondo cui i rendimenti del fondi pensione hanno beneficiato del buon andamento dei mercati finanziari nel 2021, “grazie alle iniziative messe in atto da governi e banche centrali per fronteggiare la pandemia”.

Fondi pensione/TFR: Numeri

Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno registrato in media un rendimento del 4,9% ed i fondi aperti del 6,4% mentre per i “nuovi” Piani individuali pensionistici (PIP) di ramo III c’è stato un rendimento dell’11%. Dati che si confrontano con una rivalutazione del TFR, al netto delle tasse, del 3,6%.

La situazione non cambia prendendo in considerazione un periodo più ampio di 10 anni: il rendimento medio annuo dei fondi pensione negoziali è stato del 4,1%, quello dei fondi aperti il 4,6% e quello dei PIP del 5% mentre la rivalutazione del TFR è stata in media dell’1,9%.

Per effetto dei rendimenti più alti aumentano gli iscritti alla previdenza complementare, che arrivano ad un totale di 8,8 milioni, in crescita del 3,9% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,7 milioni, inclusive di posizioni doppie o multiple dello stesso iscritto.

Il numero dei i fondi pensione presenti in Italia è pari a 349 (33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 72 piani individuali pensionistici e 204 fondi preesistenti), risultando circa la metà dei 739 esistenti nel 1999.

Il dettaglio

In dettaglio, i fondi negoziali contano 3,4 milioni di iscritti, i fondi aperti quasi 1,7 milioni ed i PIP circa 3,4 milioni, mentre sono 620 mila gli iscritti ai fondi preesistenti. Si conferma una prevalenza di uomini (il 61,8% degli iscritti) e delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 50,3% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31,9% ha almeno 55 anni.

Quanto alla raccolta, a fine 2021, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 213,3 miliardi di euro, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente. Un ammontare pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati sono circa 17,6 miliardi di euro, mentre i contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.790 euro, con qualche criticità nell’ultimo periodo: 2,4 milioni di iscritti non hanno effettuato contribuzioni nel 2021 ed oltre un milione non versa contributi da almeno cinque anni.

“Nel 2021 il sistema ha complessivamente confermato una sostanziale capacità di tenuta, con un incremento del numero delle adesioni e dei flussi contributivi e richieste di prestazioni in linea con gli anni precedenti”, ha affermato il Presidente della Covip, Mario Padula, mostrando preoccupazione pe runa distribuzione qualitativa in cui “donne, giovani, lavoratori delle aree meridionali continuano a essere in modo preoccupante più assenti dal settore della previdenza complementare.