Così il sistema pensionistico italiano genera disoccupazione

Basta luoghi comuni sulle pensioni. Un’intera generazione “truffata” dal sistema retributivo

Smettiamola di dire che i pensionati hanno già dato. E’ una panzana senza senso. Ma per capirne le implicazioni i giovani devono studiare e capire come è costruito il sistema pensionistico a ripartizione, perchè in assenza di una cassetta degli attrezzi adeguata, vedremo i giovani stare zitti o peggio manifestare contro la Fornero (roba da matti!), ministro eccelso che in un mese ha tappato le falle del sistema retributivo, che regala sussidi, anche a chi non li merita, pari a 30 miliardi di euro (lo scrivo, così si capisce meglio: trenta miliardi di euro). Una bella somma, vero? Quante persone si potrebbero aiutare con una tale somma? Moltissime.

Chi ha dato? Non certo i pensionati, che sono andati in pensione beneficiando di un sistema – il retributivo – che consente di avere una pensione che non ha alcun rapporto con i contributi versati. Ad aver dato sono le generazioni che andranno in pensione con il sistema contributivo (i giovani, o chi ha iniziato a lavorare dal 1995 in poi).

La durissima crisi economica degli ultimi sette anni ha visto chi lavora in difficoltà: licenziamenti, mobilità, stipendi tagliati, benefit cancellati, straordinari cassati. In termini di potere d’acquisto il reddito pro-capite degli italiani è sceso del 10% mentre il potere di acquisto dei pensionati è stato in buona parte coperto (la Fornero ha tagliato l’indicizzazione solo per le pensioni sopra i 1.500 euro, che in buona parte sono sussidiate perchè incorporano un quid non meritato).

Mi si dice – molti lettori mi hanno scritto e li ringrazio – che i nonni aiutano figli e nipoti. Ma che razza di sistema è quello per cui se hai il nonno che sta bene, ricevi pietosamente qualcosa a fine mese e chi non ha il nonno, perchè magari è morto, non ha niente? La verità è che l’alta imposizione fiscale sul lavoro non favorisce nè la ripresa economica, nè l’occupazione. Si può tranquillamente dire che il sistema pensionistico italiano genera disoccupazione.

Le pensioni costituiscono circa il 17% del Pil. Come fa il Pil a crescere con un simile fardello sulla testa? E’ come far camminare una formica con sopra un elefante. Muore.

Giovanni D’Alessio, del Servizio Studi della Banca d’Italia nel paper “Ricchezza e disuguaglianza in Italia” scrive: “La distribuzione della ricchezza tra le classi di età ha subito una profonda trasformazione (Figura 3); mentre nel 1987 le famiglie di giovani erano su livelli medi non lontani dal totale della popolazione, a partire dal 2000 queste famiglie vedono peggiorare decisamente la loro condizione; il contrario accade per gli anziani, che nel periodo considerato vedono migliorare nettamente la loro posizione relativa. Le classi di età intermedie riflettono lo stesso andamento delle classi più estreme, anche se in misura meno marcata; le famiglie con capofamiglia tra i 50 e i 65 anni migliorano le loro condizioni relative mentre quelle tra i 30 e i 50 le peggiorano”.
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Basta piagnistei sui poveri pensionati! L’elettorato passivo fa pesare la forza dell’età. In Italia i vecchi sono di più dei giovani, figli se ne fanno pochi. Ecco perchè l’immigrazione è utile. Ma i giovani devono farsi sentire, studiare, capire, per far cambiare a qualsiasi governo (di destra o di sinistra, se queste categorie hanno ancora significato) le priorità distorte, che conducono a maggiore spesa pubblica per i pensionati – che stanno prevalentemente bene – a sfavore dei lavoratori e disoccupati giovani, che se la passano molto male.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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