Carriera e aspettative: ecco come sarà la pensione dei 30/40enni di oggi

Il rapporto fra l'ultima busta paga ed il primo assegno può oscillare fra il 48% e il 93%. Dipenderà anche dalla crescita dell'Italia.

Stando a quanto scritto sul Def varato e presentato nei giorni scorsi dal governo, il ministero del lavoro informerà progressivamente tutti i lavoratori, nel prossimo futuro, delle diverse gestioni Inps sulla loro futura condizione pensionistica attraverso il "Progetto trasparenza". Si tratta della famosa "Busta arancione", il documento che indica al lavoratore la data del pensionamento ed una stima dell’assegno che andrà ad incassare, documento che fin qui l’Inps ha inviato solo a pochissimi soggetti a campione. Nel frattempo, grazie alla simulazione basata su dati Progetica per il Corriere della Sera, vediamo quali sono le variabili che andranno a comporre l’entità della pensione di quelli che sono gli odierni 30/40enni. Scoprendo che, a seconda di come andrà la carriera ma anche a seconda di come andrà l’Italia, il rapporto fra la loro pensione e l’ultima busta paga potrà variare tra il 48% e il 93%, ossia la differenza che corre fra l’avere un vitalizio molto simile all’ultimo stipendio o vivere a mezza pensione.

LE VARIABILI – Oltre al rischio contributivo (ossia la dinamica della carriera), vanno considerate per la futura pensione altre due variabili fondamentali: l’andamento del Pil ed il fattore demografico. Come evidenziato nell’infografica – che considera quattro categorie suddivise fra 30enni dipendenti/autonomi e 40enni dipendenti/autonomi con stipendi attuali da 1000 o 1.500 euro netti – a determinare l’entità dell’assegno pensionistico non saranno solo gli "scatti" di carriera, ma anche l’aspettativa di vita (con l’invecchiamento della popolazione si andrà in pensione sempre più tardi) e l’andamento dell’economia italiana, giacchè nel sistema contributivo le pensioni sono agganciate alla media quinquennale del Pil. La stessa infografica evidenzia tre possibili scenari pensionistici legati proprio a tre possibili andamenti del Pil nei prossimi anni (crescita nulla, media o buona).

L’ANDAMENTO DEL PIL – Come detto gli assegni pensionistici da sistema contributivo sono legati all’andamento dell’economia, segnatamente alla media quinquennale del Pil. Fra il 2009 e il 2013 la media è stata pari allo 0,8%, portando i contributi versati a perdere potere d’acquisto in termini reali. "Più la carriera e il Pil crescono – spiega Andrea Carbone, partner di Progetica – più l’importo della pensione sarà elevato in termini assoluti. Se invece si guarda al rapporto fra pensione e ultima retribuzione le cose cambiano, con un rapporto decisamente più basso. E’ necessario essere consapevoliche se l’economia va bene gli assegni pensionistici sono decisamente più alti".

L’INTERVALLO – Per quanto riguarda l’anno di pensionamento, l’infografica mostra l’intervallo. Per un odierno trentenne oscilla fra il 2050 e il 2053, a seconda dei diversi scenari sull’allungamento della speranza di vita: più si vive a lungo, maggiore sarà l’incremento dei requisiti per andare in pensione. E tornando alla crescita, le colonne di destra della simulazione di Progetica indicano proprio le variazioni dell’importo futuro legate proprio all’eventuale crescita dell’economia.

L’IMPORTANZA DELLA CONTINUITA’ CONTRIBUTIVA – L’ultimo dato dell’infografica, la colonna nera più a destra, riguarda l’impatto della discontinuità contributiva, una piaga che coinvolge tanto i giovani precari quanto gli esodati ultrasessantenni. Per un trentenne, nell’esempio portato da Progetica, tre sospensioni di un anno nell’arco di dieci anni possono portare in media 51 euro in meno al mese rispetto a pensioni considerate già basse (da 600 a 1.000 euro al mese). E’ dunque importante che la flessibilità invocata da anni e sperimentata finora quasi solo in uscita venga applicata anche e soprattutto in entrata, giacchè un lavoro il più possibile stabili significa anche stabilità contributiva.

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