#DeleteFacebook, i big della Silicon Valley si ribellano a Zuckerberg

Jason Calcanis, imprenditore americano, è a capo della sfida lanciata a Mark Zuckerberg. Con #DeleteFacebook si prova a costruire un nuovo social network

Sulla scia della violazione della privacy, secondo cui la società di ricerca politica Cambridge Analytica pare abbia raccolto dati sensibili di oltre 50 milioni di utenti iscritti a Facebook senza il loro consenso, cominciano ad arrivare le prime reazioni ufficiali dei big della Silicon Valley.

L’imprenditore e blogger americano Jason Calacanis ha lanciato un concorso con l’hashtag #DeleteFacebook, con cui invita a costruire un social network alternativo al colosso creato da Mark Zuckerberg.

L’operazione messa in moto da Calacanis si chiama Open book challenge e prevede la partecipazione di sette squadre che dovranno lavorare per 12 settimane alla progettazione di un social network diverso da Facebook. Budget a disposizione: 100mila dollari.

Jason Calacanis non è nuovo al lancio di startup digitali, il 48enne newyorkese può essere definito uno dei pionieri della comunicazione che passa dalla rete. Il bando è aperto e il messaggio è chiaro: «Facebook è una forza distruttrice nella nostra società. Noi investiamo 100mila dollari per aiutarti a costruire qualcosa di meglio». Calacanis non è da solo, però. #DeleteFacebook è uno slogan che è stato adottato anche da Brian Acton, cofondatore del servizio di messaggistica più usato al mondo, Whatsapp, acquistato poi dall’azienda di Zuckerberg.

Acton ha un motivo in più per sfidare Facebook e porsi come difensore della privacy: tra le varie attività, ha contribuito a finanziare la Signal Foundation, un’organizzazione no profit associata a Signal, che fornisce servizi di messaggistica crittografati, utilizzati da giornalisti e informatori.

Nel frattempo, Mark Zuckerberg ha risposto alle accuse che gli sono state rivolte, facendo mea culpa e ammettendo le proprie responsabilità sull’utilizzo dei dati sensibili degli utenti iscritti a Facebook per influenzare le elezioni politiche. Sulla sua pagina ufficiale, il CEO del social network più popolare al mondo ha scritto: «Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare. Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio». Zuckerberg ha però assicurato che controlleranno che episodi del genere non si verifichino più, a cominciare dalle app, che non potranno più accedere ai dati personali se non vengono utilizzate per oltre tre mesi.

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