Le ricadute, i costi e i rischi di Procida Capitale italiana della cultura 2022

Con un dossier dal titolo "La cultura non isola", Procida si è aggiudicata il titolo ricevendo il testimone da Parma. Ecco quanto ci si guadagna, e quanto si rischia di perdere

A Procida è già festa. Nonostante le restrizioni anti-Covid, la piccola isola da 10mila abitanti baciata dal mare gioisce dopo l’annuncio che sarà Capitale italiana della cultura 2022.

Procida è stata scelta tra 10 finaliste su 28 che in origine si erano candidate. In gara c’erano anche Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra.

A meno di 3 chilometri e mezzo dalla terra ferma, con le sue incantevoli coste, basse e sabbiose in alcun punti, a picco sul mare in altre, costellata di piccole baie e promontori che rendono il suo paesaggio unico, Procida riceverà il testimone da Parma che, a causa della pandemia, terrà in mano il titolo un anno in più del previsto.

A deciderlo la Giuria per la selezione della città Capitale italiana della cultura 2022, presieduta dal professor Stefano Baia Curioni, che ha raccomandato al ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini il progetto di candidatura presentato dalla città campana.

Procida metafora dell’incanto, e del riscatto, dei piccoli borghi italiani, che tornano a vivere, si trasformano, grazie alla leva culturale che dà loro una nuova, o rinnovata, anima. “Viva Procida, che ci accompagnerà nell’anno della ripartenza. Oggi è un segnale per guardare al futuro”, ha commentato il ministro. “Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia”.

Per il governatore della Campania Vincenzo De Luca la vittoria di Procida è un’occasione straordinaria di “proiezione della nostra Regione sul piano internazionale sulla scia del grande successo delle Universiadi 2019″, che pone le basi per un vero rilancio della Campania partendo dalle bellezze, dalla storia e dalla cultura, “valori universali che uniscono”, ha aggiunto il consigliere regionale Massimiliano Manfredi.

La forza di Procida

Con un dossier dal titolo “La cultura non isola”, Procida si è candidata perché, si legge, “la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo”.

Potenza di immaginario, concretezza di visione, luogo fulcro di dinamiche relazionali, pratiche di inclusione e cura dei beni culturali e naturali che esprimono a pieno tutta l’innovazione sociale e cultuale che si sta sperimentando sull’isola. “Un modello di vita urbana attiva, orientata alla cultura e ai desideri della comunità. Procida è l’isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale” scrivono i suoi ideatori.

A concorrere all’assegnazione del titolo diversi fattori: elementi di attrattività, sostegni locali e regionali pubblici e privati, un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario, la dimensione laboratoriale, che comprende aspetti sociali e di diffusione tecnologica. Tutti elementi che, uniti, potrebbero innescare “un’autentica discontinuità” nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese.

I vantaggi per le città Capitali della cultura

La Capitale italiana della cultura è stata istituita nel 2014 e ha tra gli obiettivi quello di incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale e attuativa delle città, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico.

L’ideazione della Capitale italiana della cultura determina un percorso di valorizzazione di tutte le città al di là della vincitrice, mettendo in moto un meccanismo virtuoso e attrattivo, proprio come succede per i candidati all’Oscar, come ha detto Franceschini.

Il titolo di Capitale italiana della cultura è conferito per la durata di un anno, eccezione fatta per questo 2021 causa pandemia, e la città vincitrice riceve 1 milione di euro.

Le Città italiane della cultura dal 2014 ad oggi

Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato a:

  • Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015
  • Mantova nel 2016
  • Pistoia nel 2017
  • Palermo nel 2018
  • Matera nel 2019
  • Parma nel 2020, prorogata al 2021 come disposto dal decreto Rilancio del 19 maggio 2020.

Le Città italiane della cultura 2023: ci sono già i nomi

Il Dl rilancio ha stabilito, inoltre, che il titolo di Capitale italiana della cultura 2023 sia conferito in via straordinaria alle città di Bergamo e Brescia, al fine di promuovere il rilancio socio-economico e culturale dell’area sovraprovinciale maggiormente colpita dall’emergenza Covid.

Le due città presenteranno entro il 31 gennaio 2022 al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo un progetto unitario di iniziative finalizzato a migliorare e aumentare la fruizione del patrimonio culturale.

Le ricadute: casi pratici

Indubbie le ricadute, culturali ed economiche, sullo sviluppo turistico e sulla fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale dei territori e delle città vincitrici.

I benefici economici della nomina a Capitale della Cultura cominciano a manifestarsi in genere due anni prima dell’evento e non si esauriscono con la sua fine, ma anzi continuano almeno per 5 anni. A fare da traino assoluto il turismo, oggi duramente piegato dall’emergenza sanitaria.

Per fare un esempio, Palermo, Capitale della cultura 2018, ha avuto una ricaduta economica diretta di circa 16 milioni e 300 mila euro, che riguardano le spese sostenute dai visitatori arrivati in città per assistere ai tantissimi eventi in cartellone. Complessivamente si sono svolti 2.700 eventi per un investimento complessivo di circa 39 milioni di euro, con il coinvolgimento di 33 partner.

Pistoia, Capitale nel 2017, ha avuto un impatto sullo sviluppo turistico, promozionale e reputazionale della città tra i 7,9 e i 9,9 milioni di euro, a fronte dei 150mila euro spesi per l’acquisto di pubblicità a pagamento. Notevoli le ricadute sui flussi turistici (+20% su base annuale), che sono proseguiti nel primo trimestre del 2018 con una crescita degli arrivi del 4,1%.

Costi e rischi

Però, i soldi del Mibact o non sono arrivati o sono arrivati con grande ritardo. C’è ad esempio un “caso Mantova”: dal 2016 il Comune sta ancora aspettando il milione di euro che deve ricevere dal Ministero per i Beni culturali per essere stata, appunto nel 2016, Capitale italiana della cultura. Finora la città ha incassato dal ministero guidato da Franceschini solo un anticipo di 40mila a febbraio 2020. Non diversa la situazione delle altre città diventate Capitali della cultura.

Dall’altra parte, i rischi di riqualificazioni accelerate che stravolgono l’autenticità delle città è dietro l’angolo. La particolarità di Procida sta proprio, oltre che nelle sue bellezze paesaggistiche, nel suo aspetto così immacolato e puro. Che però rischia di venire travolto da flussi turistici che, se non governati con intelligenza e lungimiranza, potrebbero diventare estremi, e deleteri, spingendo via i residenti a favore di una “Airbnbizzazione” del centro storico.

Il rischio di gentrificazioni selvagge nelle grandi città “riqualificate” o la perdita dell’anima collettiva dei piccoli borghi è senza dubbio elevato quando si ha a che fare con enormi progetti di recupero e rilancio.

Proprio come nel caso dei programmi di trasformazione urbana, culturale e sociale legati alla Capitale italiana della cultura. Oppure nel caso dei grandi eventi: uno su tutti le Olimpiadi, che dopo la grande “sbornia” lascia città spesso indebitate e impoverite, trasformate a vantaggio dei turisti mordi e fuggi, e non ripensate per i propri cittadini: Torino 2006 docet.

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