Perché il fondatore di Google ha “comprato” la cittadinanza di un altro Paese

La mossa di Larry Page, che durante la chiusura dei confini è riuscito a entrare in Nuova Zelanda, ha scatenato feroci dibattiti in tutto il mondo

Lo statunitense Larry Page, cofondatore di Google, è diventato neozelandese grazie ai suoi soldi. Si potrebbe riassumere così la particolare vicenda che ha coinvolto il magnate tecnologico e che sembra assurda agli occhi degli osservatori internazionale. Un episodio che diventa ancora più surreale se si pensa che la Nuova Zelanda ha chiuso i confini a causa del Covid, e nessuno straniero può entrare nel Paese.

L’agenzia Immigration New Zealand, che si occupa di lasciare i permessi di soggiorno per entrare nell’arcipelago, ha però avviato un programma per cui chi intende investire almeno 10 milioni di dollari locali nel Paese, poco meno di 6 milioni di euro, può ottenere un visto speciale.

Il fondatore di Google ha “comprato” la cittadinanza di un altro Paese: cosa sappiamo

Ma perché il sesto uomo più ricco del mondo avrebbe dovuto comprare la residency, cioè la cittadinanza temporanea, neozelandese? L’uomo era bloccato a causa della pandemia sulle isole Figi insieme al figlio, quando le condizioni di salute del ragazzo sono diventate preoccupanti.

Il 48enne ha richiesto per questo un intervento medico dalla Nuova Zelanda, che ha inviato una aereo medicalizzato per portare via il giovane e il padre, dopo che quest’ultimo ne ha ufficialmente fatto richiesta attraverso un apposito modulo.

Il fondatore di Google ha “comprato” la cittadinanza di un altro Paese: le critiche

Il Parlamento neozelandese ha presentato un’interrogazione sull’ingresso della famiglia dentro i confini nonostante la chiusura, ma il ministro della Salute ha sottolineato che il magnate di Google aveva già richiesto i documenti per stabilirsi nel Paese, approvati tre settimane dopo il suo ingresso, e che al suo arrivo avrebbe rispettato tutti i protocolli anti Covid.

Sulla decisione di dare la residency a Larry Page sono intervenuti i partiti di minoranza, che hanno evidenziato le difficoltà che molti cittadini stanno affrontando per poter tornare dentro il Paese nonostante le misure di contenimento, proprio mentre un cittadino straniero è riuscito a ricevere il lasciapassare e ottenere i documenti per rimanere nell’arcipelago in pochissimo tempo.

I contorni della vicenda sono ancora poco chiari, e non è dato sapere se Larry Page avesse effettivamente intenzione di stabilirsi in Nuova Zelanda prima dell’aggravamento delle condizioni del figlio.

L’alternativa sarebbe quella di ipotizzare che la politica locale abbia garantito al patron di Google un trattamento di favore per il suo status e la sua ricchezza, facendolo entrare nel Paese nonostante la cittadinanza straniera, per poi perfezionare solo in un secondo momento le procedure per la residency. In una palese dimostrazione di diseguaglianza sociale.

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