In Italia si vive male? Cosa è emerso sulla qualità della vita nelle città

Cosa è emerso dal peggioramento degli indicatori sull'obiettivo di sviluppo sostenibile che riguarda il miglioramento della qualità della vita nelle città italiane

Entro il 2030 almeno due terzi della popolazione mondiale, circa 5 miliardi di persone, vivranno in città. L’urbanizzazione delle aree rurali, sempre più rapida, ha fatto riemergere sfide del passato, che pensavamo superate durante la Rivoluzione Industriale, e ci ha messo davanti a nuovi problemi da risolvere.

In Italia si vive male? Quali sono le sfide da affrontare per migliorare le nostre città

Periferie sempre più degradate e ridotte a baraccopoli, inquinamento atmosferico ai massimi storici, servizi base inadeguati, infrastrutture fatiscenti e abusivismo rendono necessarie soluzioni rapide per migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere le città sostenibili e sicure.

Tra i 17 SDGs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030, di cui vi abbiamo già parlato in relazione alla lotta alla povertà che in Italia stiamo perdendo, c’è proprio la riqualificazione degli ambienti urbani per renderli a misura d’uomo.

Gli interventi consigliati sono quelli di assicurare l’accesso a tutti a case sicure e a costi accessibili, investire nel trasporto pubblico locale, creare spazi verdi pubblici, migliorare la pianificazione e la gestione urbana con nuovi modelli che prevedano inclusione e partecipazione.

In Italia si vive male? Cosa dicono gli indicatori sugli obiettivi di sviluppo sostenibile

L’Istat, nel suo ultimo rapporto SDGs, ha rilevato che in Italia la maggior parte degli indicatori sono in peggioramento rispetto agli anni precedenti, ed emerge un quadro poco rassicurante sulla qualità della vita nelle nostre città. Tradotto, significa che nel nostro Paese, nonostante le sue bellezze e le ricchezze del territorio, si vive male.

Oltre un quarto degli italiani reputa insoddisfacente la qualità dell’abitazione in cui vive. Nel 2019 quasi un italiano su tre viveva in case sovraffollate. Il 14% dei nostri connazionali lamenta problemi strutturali e di umidità e l’11,9% deve convivere con l’inquinamento acustico causato da vicini o dalla strada.

Diminuisce il numero di aree verdi in relazione al cemento, ma aumenta la spesa pubblica pro capite a protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici. Migliora anche la qualità dell’aria, con una riduzione dell’esposizione della popolazione urbana all’inquinamento atmosferico da particolato pm 2,5 e pm 10.

Più rifiuti urbani sono conferiti alle discariche, anche se aumenta a livello esponenziale la produzione di spazzatura pro capite, oltre 500 chilogrammi all’anno. Infine, si riduce solo lievemente la percentuale di famiglie che non hanno accesso ai mezzi pubblici, ma tutti gli altri indicatori sul trasporto locale sono in peggioramento.

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