Claudio Coccoluto se ne va nel primo giorno di Sanremo. Intanto anche la musica muore: i dati

Per una strana ironia della sorte, il più famoso dj italiano al mondo se n'è andato proprio nel giorno dell'avvio della prima edizione del Festival di Sanremo in pieno Covid

Per una strana ironia della sorte, se n’è andato proprio nel giorno dell’avvio della prima edizione del Festival di Sanremo in piena pandemia, in un momento storico mai visto prima per la musica. Si è spento a 59 anni, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Cassino, Claudio Coccoluto, tra i più famosi dj italiani, conosciuto anche sulla scena internazionale.

Chi era Claudio Coccoluto

Era il più grande di tutti, secondo molti. Aveva iniziato a fare il dj a 13 anni, per hobby, nel negozio di elettrodomestici del padre a Lungomare Caboto a Gaeta. Nel 1978 comincia a far conoscere la sua voce attraverso la radio locale Radio Andromeda, la prima emittente privata della città. Dal 1985 la passione diventa un lavoro e si fa sentire anche in qualche radio pirata.

Le sue prime esperienze nei locali sono al Seven Up di Gianola e all’Histeria di Roma, dove sostituisce Corrado Rizza e affianca il dj Marco Trani. Ma è al Goa di Roma dove si esibisce più spesso e diventa famoso. Nelle discoteche che bazzica lo chiamano semplicemente C.O.C.C.O. o Cocodance.

Da lì il salto è breve. Lavora anche per Radio Deejay: nel suo programma C.O.C.C.O. propone dj set e in diretta mixa e interagisce con gli ascoltatori. Cocco è divinamente bravo: inizia a calcare le scene di alcuni dei locali più noti al mondo, da Londra a New York, tanto da essere il primo artista europeo ad esibirsi nel Sound Factory Bar della Grande Mela. Fa suonare quella che definisce “una variante della musica elettronica”, l’underground che tutti oggi conosciamo.

Le esperienze al Festival di Sanremo

Ricercatissimo per i compleanni dei vip, calca anche il palco incredibile degli Mtv Awards. A proposito di Sanremo, nel 2003 Pippo Baudo lo chiama persino, primo dj italiano, nella giuria di qualità del Festival, dove poi tornerà per altre due volte. Amico intimo di Fiorello (aveva suonato anche al suo compleanno e la sorella di Fiorello, Catena, ha raccontato la sua storia nel libro “Nati senza camicia”), c’è da scommettere che il tributo alla prima dell’Ariston stasera arriverà.

Oggi inizia il 71esimo Festival di Sanremo, nel bel mezzo di una parentesi drammatica per la musica. Un settore letteralmente piegato dalla crisi Covid. E il 2021 non sarà da meno: quando sarà possibile tornare a vendere biglietti per concerti live? Impossibile dirlo, ma il settore non ce la fa più.

Settore musica piegato dal Covid: i numeri

Tantissimi operatori dello spettacolo rischiano di non potersi rimettere in piedi nemmeno quando l’emergenza sanitaria sarà finita. Non basta, purtroppo, l’ultimo grido d’allarme social levato da artisti e appassionati venerdì scorso con l’evento online “L’ultimo concerto”, con 130 eventi live streaming dai club italiani e oltre 100mila visualizzazioni.

I numeri relativi al periodo marzo 2020-febbraio 2021 sono drammatici: mancati incassi per il settore superiori a 50 milioni di euro, per una media di 332.491 euro per ogni singola realtà. Il 49% dei live club dichiara di non avere la sicurezza di poter effettivamente riaprire a fine pandemia, praticamente uno su due. Durante l’anno di chiusura forzata, i costi fissi hanno comunque avuto un peso di oltre 10 milioni di euro, per una media di 63.922 euro per ogni singolo club.

Numeri capaci di mettere in ginocchio un settore che, stando ai dati dell’osservatorio annuale SIAE 2019, nell’ambito delle attività di spettacolo è il primo in assoluto come volume d’affari pari quasi a 1 miliardo di euro, e il secondo dopo il cinema per numero di spettacoli (385 mila) e numero di ingressi e presenze (53 milioni) fra spettacoli di musica e spettacoli all’aperto.

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