Perché tutti parlano del post sulla lavatrice del social media manager di Unieuro

È diventato virale lo "sfogo" del social media manager di Unieuro, che per promuovere una lavatrice ha raccontato una storia davvero personale

Pensare fuori dagli schemi e innovare il proprio settore si conferma la strategia migliore per ogni tipo di impresa. Anche e soprattutto nel mondo delle pubblicità e dei social network, strutturalmente propensi al cambiamento, l’elemento sorpresa può premiare una campagna promozionale. Lo hanno capito bene i social media manager, cioè le persone che gestiscono le pagine Facebook, ma anche il profilo Instagram, del colosso Unieuro.

L’azienda di per sé non ha bisogno di troppe presentazioni. La sua storia inizia nel 1937 con l’apertura di un piccolo negozio per apparecchiature per la casa, anche se il nome attuale arriva solo nel 1967, con l’inaugurazione di un magazzino di abbigliamento e biancheria per la casa ad Alba (Cuneo). L’attuale Unieuro S.p.A. è una catena di elettronica di conusmo ed elettrodomestici, con oltre 500 punti vendita in tutta Italia e con una quota di mercato del 20%.

Unieuro, prima della lavatrice c’era una “offerta che si commenta da sola”

Grazie a due post su Facebook davvero bizzarri la società si è guadagnata la simpatia di tanti utenti. Tutto è iniziato il 22 dicembre con l’offerta “che si commenta da sola“, come promette lo slogan sull’immagine pubblicitaria di un televisore scontato. Sotto al post arriva la prima trovata geniale del team: commentare l’offerta, appunto, attraverso lo stesso account di Unieuro con decine di frasi.

Si va dalle più neutrali richieste di informazioni come “Quanto è grande?” e “Mi dite quanto costa?” fino a dichiarazioni d’amore per il social media manager e frasi che prendono in giro il linguaggio dei giovani trapper o dei tanto criticati boomer. Ovvero quelli nati tra la metà degli anni ’40 e la metà degli anni ’60 che hanno invaso i social con un linguaggio ormai codificato e supportato da immagini di tazze di caffè e “buongiornissimi”.

Non manca poi la rottura della quarta parete, con i commenti che diventano messaggi scambiati tra i membri della squadra per riuscire a ottenere più reazioni possibili nei post della pagina e organizzare riunioni da remoto per decidere la strategia migliore. Si leggono allora frasi come: “Cerca come commentare lo stesso post con account diversi”, “Carmela hai finito di pranzare?” e “Bro, ma a che ora è la call che non me lo ricordo mai?”.

Unieuro, il post della lavatrice diventa virale: cosa c’è scritto

Il grande successo è arrivato con una delle ultime imprese del team di comunicazione. “Questo è un normalissimo post che parla di questa ottima lavatrice scontata del 54%. Non c’è altro da vedere. Davvero, non vale la pena che clicchi su Altro…”, si legge nella didascalia della foto pubblicata sulla pagina Facebook di Unieuro.

Cliccando su “Altro…” si legge un singolare appello al lettore, uno sfogo scritto da un social media manager frustrato che incarna le paure, le ambizioni e il linguaggio della generazione dei millennial. L’impostazione è quella dei long text meme, le vignette ironiche con testi molto lunghi diventate virali nella sfera social dei giovani adulti italiani anche grazie alle decine di pagine che con cinismo descrivono la situazione di chi è nato tra gli anni ’80 e ’90 e si trova a combattere con la precarietà del lavoro nel terzo settore.

Unieuro, il post diventa virale: lo “sfogo” del social media manager

 

“Oh, grazie che hai premuto ‘altro’. Davvero. Che poi altro che ‘altro’. Qui c’è tutto. Sì fra, sono io, il social media manager di Unieuro. Niente, ‘ste settimane non ci sono stato perché mi hanno mandato a un corso per imparare a fare i social fichi. Sì, dopo quella storia dell’offerta che si commenta da sola mi hanno detto che ne avevo bisogno, che mi vedevano un po’ provato e storie. Praticamente a ‘sto corso mi hanno spiegato come ci si comporta, come si fanno i post, come si commenta. Eh, sui commenti si sono soffermati parecchio”, scrive il povero smm di Unieuro.

“Mi hanno fatto vedere le pagine giuste, i post fatti come si deve. Ho imparato molto, credo. In generale è stato carino. Magari a volte un po’ cringe, soprattutto quando mi dicevano ‘devi essere sintetico nei testi’ e io invece ero tipo ‘ma zio, sintetico cosa? Ma ti rendi conto il trauma che fino all’altroieri la gente giocava con le figurine e ora deve scegliere quale lavatrice comprare? Un attimo sei lì convinto che i vestiti si lavino e stirino magicamente da soli e un attimo dopo stai confrontando prezzi e funzioni tra modelli in offerta. Finisce che tra un po’ ci ritroviamo alle riunioni di condominio a votare per non far giocare i ragazzini a pallone in cortile e tu mi dici sintetico?’ A parte che ‘sta lavatrice è una bomba e fa il suo anche col sintetico (markettata), ma questo è un altro discorso”, continua.

“Vabbè, tornando a noi, che stavo dicendo? Ah, sì. Mi è servito di brutto quel corso, te lo consiglio. Metti che domani devi gestire la pagina di un brand di magliette fighissime che fa un tuo amico (che tra l’altro questa lavatrice laverebbe da paura; sì lo so, altra markettata), o metti che mi licenziano e cercano un altro social media coso… non si sa mai. Vabbè, stasera che mangi?”, si conclude il surreale post sulla pagina della catena di elettronica.

Chi gestisce le pagine social di Unieuro: la società BCube

La comunicazione di Unieuro fa capo alla multinazionale francese Publicis Groupe, con i social sono curati dalla società BCube e le altre campagne dal centro media Zenith. Il lungo flusso di coscienza è stato scritto e pensato dal team diretto da Alessandro Orlandi, Andrea Stanich, Alessandro Miasi, Piergiorgio Adragna, Alessandro Saraceno, Alessandro Magnani e Alessandro Guarino. In base agli accordi siglati nel 2020 da Unieuro, si stima che il budget sia circa di 20 milioni di euro.

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