Uefa, “calcio più equo”: arriva la tassa di lusso per il club più ricchi

Il presidente dell'Uefa Ceferin propone una "luxury tax" per gli acquisti più cari da versare alle società più povere

Non c’è solo il rischio, a poche settimane dall’inizio della nuova stagione, di vedere ancora stadi vuoti a causa del coronavirus. Archiviata la complicata annata 2019/20, a preoccupare il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin c’è anche il pensiero di come trovare un modo per bilanciare il dominio perlopiù incontrastato dei ricchi club europei nei loro rispettivi campionati.

Uefa, “calcio più equo”: la proposta di Ceferin

Nei giorni scorsi il presidente Ceferin è tornato alla carica lanciando l’idea di una cosiddetta “luxury tax” o letteralmente “tassa sul lusso”, proprio in considerazione del fatto che il solo “Fair Play Finanziario” (FPF) non basterebbe per trovare un minimo equilibrio nelle competizioni tra club. Per questo propone, di tassare le società sugli acquisti più dispendiosi, e di ridistribuire una quota delle entrate raccolti ai club che possono contare su risorse molto minori.

A niente è servito in questi anni il Fair Play Finanziario, imposto dall’organo del calcio europeo per cercare di ricondurre le società miliardarie a una gestione più oculata del mercato dei calciatori. Lo dimostra la recente vittoria in appello al tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), del Manchester City, prima escluso dalle coppe europee per due anni proprio in violazione delle regole di bilancio e dopo riammesso.

Uefa, dopo il fallimento del Fair Play Finanziario arriva la “luxury tax”

L’intenzione avanzata dall’Uefa sarebbe, quindi, quella di sfavorire le squadre con alle spalle proprietà miliardarie, sulla base del livello di stipendi distribuiti ai propri giocatori. Questa iniziativa dovrebbe quindi scoraggiare le società a spendere eccessivamente nell’acquisto dei giocatori più cari e allo stesso tempo dovrebbe portare a una normalizzazione dei prezzi del calciomercato, rendendoli, nelle ipotesi di Ceferin, alla portata delle squadre con minore fatturato, le quali potrebbero anche contare dalle entrate del gettito accumulato dalle stesse tasse sugli acquisti più cari.

D’altronde il Fair Play Finanziario da quando è stato introdotto non è riuscito nel suo intento. Le norme stabilite dal FPF prevedevano alcuni punti fermi come un tetto massimo al deficit di bilancio delle società calcistiche, che non dovrebbe superare i 30milioni di euro in tre anni. Con questa ambiziosa proposta della “luxury tax”, dove il FPF nulla ha potuto, adesso Ceferin cerca di rilanciare un calcio economicamente più sostenibile.

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