Streaming e tv: almeno il 30% dei contenuti europei su Amazon e Netflix

Cosa cambia nei contenuti audiovisivi in streaming? Ecco le novità approvate dal Consiglio dell’Unione Europea

Contenuti e ancora contenuti: non stiamo parlando solo di quelli destinati alla lettura, ma anche di quelli “audiovisivi”.

Non c’è dubbio: i servizi che forniscono contenuti in streaming sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni – complice anche la grande richiesta di mercato – al punto che gli stessi fornitori si sono adeguati ai desideri dell’utenza.

Tra questi ci sono piattaforme come Amazon Prime Video e Netflix, che con le serie tv e le chicche cinematografiche proposte, sono riuscite a conquistare una grossa fetta di appassionati del genere. Gli abbonamenti mensili sono facilmente attivabili e alla portata di molte tasche: in cambio l’utente può accedere a un catalogo sconfinato di film, documentari e serie televisive.

Ora, con l’approvazione della direttiva da parte dell’Unione Europea, il settore sarà investito da alcune novità che riguardano principalmente:

  • l’introduzione di una soglia minima di contenuti europei;
  • nuove regole a tutela dei minori.

Con 452 voti a favore, il Parlamento europeo ha approvato quindi queste nuove misure indirizzate proprio ai fornitori di servizi on demand. Questi ultimi infatti, avranno l’obbligo di comporre un catalogo che comprenda al suo interno, almeno il 30% di contenuti europei, con la specifica che devono essere posti in rilievo e in maniera opportuna. Ovvero, i contenuti europei devono essere ben visibili tramite una sezione dedicata, facilmente accessibile tramite la home page.

Non solo: le piattaforme che propongono contenuti in streaming dovranno contribuire, “Sulla base dei profitti generati dai servizi audiovisivi che vengono forniti e indirizzati al proprio territorio”, allo sviluppo di produzioni europee, contribuendo ai fondi nazionali per l’audiovisivo. Questa direttiva è valida anche per i servizi stabiliti in un altro Stato Membro, ma che forniscono i servizi in un altro stato d’Europa. Un’imposta che non è rivolta a fornitori che non hanno una presenza importante in questa fetta di mercato e delineata ad hoc per non impedire la nascita di nuove imprese.

Lo stesso discorso è valido anche per le tv tradizionali che dovranno destinare il 10% del tempo di trasmissione o il 10% del budget per gli investimenti, alla produzione di opere europee.

La seconda novità invece, riguarda l’estensione della protezione per minori, cioè un modo per segnalare agli utenti che il contenuto che sta andando in onda è sensibile o comunque non propriamente adatto a un pubblico di minori. Secondo le direttive definite, ciò può essere fatto “attraverso un sistema di descrizione dei contenuti, un avviso acustico, un simbolo visivo”, un meccanismo che è già attualmente in uso in tv.

La direttiva approvata dal Consiglio dei ministri, entrerà in vigore il ventesimo giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea. Da quel momento, gli Stati membri avranno 21 mesi di tempo per applicarla.

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