Scuola, tra 10 anni un milione di studenti in meno: è allarme tra gli insegnanti

La Fondazione Agnelli ha pubblicato un approfondimento sulla situazione della scuola tra 10 anni e le previsioni non sono rosee: tutti i dati e le proposte di lavoro

Nata nel 1966, la Fondazione Agnelli è un istituto indipendente di ricerca nelle scienze sociali. Dal 2008 ha concentrato la propria attività sulla scuola, l’università e l’apprendimento, in quanto “fattore decisivo per il progresso economico e l’innovazione, per la coesione sociale, per la valorizzazione degli individui”.

Pochi giorni fa la Fondazione Agnelli ha pubblicato un approfondimento, realizzato a partire da elaborazioni sui dati Istat, su quella che si disegna essere la situazione scuola nel 2028.

Lo scenario scolastico del prossimo decennio non è positivo: in Italia, secondo l’approfondimento, la popolazione in età scolare fra i 3 e i 18 anni scenderà ad 8 milioni. Attualmente gli studenti sono 9 milioni. La diminuzione avverrà nei prossimi 10 anni in maniera progressiva e differenziata in tutte le regioni italiane. Colpirà tutti i gradi della scuola, partendo dalla scuola dell’infanzia e della primaria.

A livello nazionale, si calcola che ci sarà una diminuzione di circa 6.300 sezioni della scuola dell’infanzia a livello nazionale. Gli iscritti alla scuola primaria diminuiranno consistentemente con picchi in Sardegna (24%), Campania (20%) e Veneto (18%), perdendo circa 18 mila sezioni.

Gli alunni tra gli 11 e i 13 anni diminuiranno di circa 9.400 classi, così come alle scuole medie superiori si vedrà un diminuire della popolazione fra i 14 e i 18 anni, con una perdita complessiva di 3 mila classi. In questo caso, alcune regioni fanno eccezione chiudendo il 2028 con un saldo positivo: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio quelle dal trend positivo.

La diminuzione di alunni porterà necessariamente ad una perdita di organico del sistema scolastico. Questo ha provato a quantificare la Fondazione Agnelli: potrebbero essere più di 55mila le cattedre in meno nel 2028, a partire dalle scuole di grado inferiore. Sarà un fenomeno trasversale a tutte le regioni e porterà probabilmente ad una diminuzione di opportunità di trasferimento per entrare in ruolo.

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione, dichiara: “a soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche la capacità di innovazione didattica dell’intero sistema d’istruzione. Una situazione del genere propone problemi e sfide nuove alle politiche scolastiche dei governi futuri, che dovranno saper tenere conto delle onde lunghe dei cambiamenti demografici. Una prima alternativa è non fare nulla: accettare la riduzione degli organici determinata dal declino demografico, con la conseguente minore capacità di rinnovamento del corpo docente. Tale soluzione potrebbe portare, peraltro, a un risparmio di quasi 2 miliardi di euro annui.”

A questo però ci sono alternative, aggiunge: “una potrebbe essere aumentare il numero medio di insegnanti per classe, come avvenne nel 1990 con l’introduzione del modulo didattico alle scuole elementari, favorendo lo sviluppo di forme di co-progettazione interdisciplinare anche ai gradi superiori. Una seconda ipotesi consiste nella riduzione del numero medio di studenti per classe. L’alternativa che tuttavia appare preferibile a chi dà priorità al miglioramento della qualità dell’istruzione in Italia è un rafforzamento generalizzato della ‘scuola del pomeriggio’, con più possibilità di scelta del tempo pieno/prolungato, attività integrative, supporto ai percorsi personalizzati, contrasto all’abbandono”.

Scuola, tra 10 anni un milione di studenti in meno: è allarme tra gli...