Prosciutti di Parma “made in Danimarca”: l’indagine di Report

Prosciutti DOP contraffatti: cosa ha rivelato l'inchiesta di Report

Prosciutto di Parma: un nome, una garanzia tutta italiana, (forse). Sì, perché a quanto pare la realtà è ben diversa da quello che si potrebbe immaginare.

Una truffa ai danni dei consumatori? Sembra proprio così e a far trapelare questa notizia che lascia decisamente l’amaro in bocca agli affezionati del prosicutto DOP, è un’inchiesta del programma televisivo Report, andata in onda nella serata di lunedì 20 maggio. Il noto prosciutto di Parma, fiore all’occhiello del made in Italy e che riporta il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta), pare abbia raggirato i requisiti per meritare questo marchio, sinonimo di qualità ed eccellenza. E insieme a lui, c’è anche un altro prodotto DOP, il prosciutto San Daniele.

Non si tratta di un’imitazione del prosciutto come già accaduto per il Parmigiano Reggiano, ma di una frode ai danni di quei consumatori convinti di acquistare qualche etto di prosciutto DOP di Parma o di San Daniele, ma che invece portano a casa un prosciutto che non risponde ai requisiti DOP.

Stando all’inchiesta di Report infatti, 1 prosciutto di San Daniele e Parma su 3, è contraffatto. A fare la differenza è la carne utilizzata, che nel caso del prosciutto non DOP, è di maiali allevati in Italia, ma figli di scrofe che sono state inseminate con maiali danesi.

Si tratta di maiali più magri e dai quali si ricava pochissimo materiale di scarto. In questo modo il prosciutto che ne viene fuori è più magro (come richiesto dalla gran parte dei consumatori) e privo di quelle venature grasse all’interno della carne e che caratterizzano un vero prosciutto DOP.

L’inchiesta ha fatto venire allo scoperto un covo di interessi e contro interessi che hanno portato alla produzione di un prosciutto crudo contraffatto e per niente DOP.

Ad indagare su quanto accaduto sono state le Forze dell’Ordine che in collaborazione con i Nas e con il Ministero dell’Agricoltura, sono arrivate a sequestrare circa un milione di cosce di prosciutto crudo. Sul mercato, queste cosce hanno un valore di circa 100 milioni di euro e rappresentano il 20% della produzione all’anno dei prosciutti di San Daniele e di Parma. Le cosce incriminate non rispondendo ai criteri del marchio DOP, sono state private dell’etichetta DOP.

Dunque, prosciutti sì, ma con un valore di mercato ben lontano dal prezzo che si è soliti pagare per una carne a marchio DOP.

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