L’Italia restituirà alla Cina centinaia di reperti archeologici e reliquie

La visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping ha prodotto una serie di accordi per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi

Sulla via della seta, tanto citata in questo ultimo periodo, si incammineranno anche quasi 800 beni archeologici che dal Belpaese torneranno in Asia.

Come ampiamente documentato, la visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping ha prodotto una serie di accordi per rafforzare la cooperazione bilaterale, commerciale e culturale tra i due Paesi. Un totale di 19 accordi istituzionali e 10 commerciali cominciando dai porti al commercio elettronico fino alla carne suina, per un valore di circa 2,5 miliardi di euro.

Una buona fetta di questi riguardano, appunto, la cultura con l’intesa scritta per la prevenzione del traffico di beni archeologici, la promozione congiunta dei siti Unesco, il gemellaggio tra Verona e Hangzhou e delle Langhe e Monferrato con la regione dello Yunnan.  Infine, forse il più importante accordo, è quello per la restituzione di 796 reperti archeologici alla Cina.

Tornano a Pechino dunque quasi 800 reperti archeologici esportati illegalmente e giunti fino a Roncadelle in provincia di Brescia.

Il recupero è frutto di una lunga attività investigativa condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza. Il lotto di reperti archeologici di dubbia provenienza messi in vendita a Roncadelle. I beni provengono da diverse aree della Cina e risalgono ad un arco di tempo compreso tra il Neolitico (3500 – 1700 a.C.) fino alla Dinastia Ming (907- 1664 d.C.). I primi accertamenti svolti dagli esperti hanno consentito di stabilire che i beni risultavano in prevalenza assimilabili a quelli ritrovati negli scavi archeologici eseguiti nella provincie di Gansu, Qinghai, Shaanxi e Sichuan, riferiti al periodo storico compreso tra il 3500 a.C. ed il XVII secolo. Successivamente anche l’esame compiuto dalle competenti autorità della Repubblica Popolare Cinese ha accertato l’autenticità dei beni e la loro appartenenza al patrimonio culturale della Cina.

La restituzione ha avuto grande rilevanza anche sulla stampa internazionale che ha sottolineato come il nostro Paese si sia allineato ad un processo sempre più diffuso. Lo scorso novembre, infatti la Francia ha restituito 26 opere d’arte al Benin, più di un secolo dopo averle prese dalla nazione dell’Africa occidentale. Il Regno Unito e il Belgio hanno anche ricevuto formali richieste da parte di governi stranieri per la restituzione di oggetti presumibilmente rubati.

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