Perché gli imprenditori che investono in cultura sono in aumento (e qual è il loro ritorno economico)

Negli ultimi tre anni le aziende sono tornate a investire nell'ambito culturale, ottenendo ottimi risultati

Chi investe 1 euro nella cultura fa scaturire effetti economici per 2,5 euro. Questo il dato cardine emerso dallo studio “Investire in cultura” di Rsm-Makno per Impresa Cultura Italia-Confcommercio.

Lo studio, illustrato ad Umbria Jazz (Perugia), ha passato sotto la lente d’ingrandimento 14 manifestazioni del 2018 distribuite nelle maggiori città e legate al cinema. Quel che spicca è che l’imprenditoria italiana è tornata a investire e a credere nella cultura dopo anni in cui i fondi destinati a tale settore sono scarseggiati. A innescare il rallentamento negli anni scorsi è stata la crisi. Ma ora è iniziato un nuovo trend positivo. Nell’ultimo triennio, quasi 4 aziende su dieci dello Stivale hanno ripreso a innestare denaro negli eventi culturali. Solo il 9% li ha, invece, interrotti.

La maggior parte degli interventi economici sono una tantum, anche se non mancano coloro – circa un terzo del totale dei finanziatori – che pensano in maniera più strutturata, destinando fondi per una sola manifestazione durante l’anno. Il che significa che c’è una scelta mirata su cui investire e che lo stanziamento di risorse viene poi seguito con molta attenzione.

Più del 70% delle imprese ritiene strategico promuovere l’ambito culturale. Il modo di contribuire alla promozione è variegato. Due gli apporti principali da parte delle aziende: finanziamenti economici (47%) e fornitura di servizi (21%). In un caso su cinque, inoltre, gli aiuti sono spacchettati e comprendono sia esborsi di denaro sia l’offerta di competenze per co-progettare gli eventi.

Interessanti anche i motivi che spingono gli imprenditori a investire nel settore. I tre principali sono legati al ritorno di immagine (19%), alla consuetudine (17%) e alla strategia di marketing (13%). Discorso leggermente diverso per le realtà medio-piccole che sono influenzate in parte dalla tradizione aziendale (17%).

Da un lato le motivazioni, dall’altro i benefici: i più evidenti sono un aumento positivo della reputazione aziendale (33%), del brand (29%) e, in maniera indiretta, del commercio (27%), grazie a una maggiore sintonia con la clientela. Inoltre, circa il 30% degli imprenditori pensa all’investimento in cultura in termini di pubblicità.

Altro dato sintomatico di quanto le aziende siano tornate a credere negli investimenti culturali è il nuovo approccio che hanno con il settore. Non c’è più, come spesso avveniva in passato, un atteggiamento ‘passivo’ che vedeva uno stanziamento di fondi lasciato poi gestire ai beneficiari. Oggi molti hanno una struttura organizzativa aziendale interna (sfruttata dal 47% delle imprese) che sceglie, monitora e segue la manifestazione sostenuta.

La cultura, vista in questa ottica, non è più soltanto un patrimonio ‘fine a se stesso’ da preservare, da cui non ci si aspetta alcun tornaconto economico, ma si fa volano di un business che da un lato trae guadagno sotto svariati aspetti, dall’altro stimola la vivacità della cultura stessa.

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