Che fine hanno gli accordi come quello Google – MasterCard

Dopo Cambridge Analytica, ora l'attenzione è puntata sull'accordo Google - MasterCard: di che cosa si tratta

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha coinvolto Facebook e ha riportato in primo piano la questione Privacy, ora l’attenzione è puntata su Google.

Tramite infatti un accordo segreto con MasterCard, Google ha potuto scoprire se gli utenti sono andati ad acquistare in negozi fisici prodotti scoperti sul web. La scoperta è stata fatta da Bloomberg: il più grande motore di ricerca sembra aver acquistato informazioni riguardanti i cittadini americani che possiedono carta di credito del circuito MasterCard.

Grazie alla collaborazione tra i due colossi multinazionali, Google ha avuto la possibilità di rendere molto più performanti gli annunci pubblicitari, che compaiono sul browser mentre si naviga in internet. Se infatti è semplice collegare la comparsa di una pubblicità ad un acquisto in rete, non è lo stesso per i consumatori che usano internet per trovare informazioni su un prodotto prima di recarsi nel negozio fisico e acquistarlo.

Per rispondere a questa necessità, a maggio 2017 è nato lo “Store Sales Measurement“, il misuratore di acquisti in negozio. L’utente cerca un prodotto su Google o clicca su una pubblicità. Successivamente, si reca in negozio per comprare quel prodotto utilizzando la carta MasterCard e chi ha pagato per fare quella pubblicità viene informato dell’acquisto, tramite la condivisione del volume degli acquisti. Il sistema funziona se l’utente è loggato nell’account Google e ha effettuato l’acquisto entro 30 giorni dalla visualizzazione della pubblicità del prodotto.

Durante la presentazione, Google aveva dichiarato di poter accedere a “circa il 70 per cento” delle carte di credito degli Stati Uniti. Non aveva però chiarito che le informazioni derivassero dall’accordo con MasterCard, sconosciuto ai possessori di carte che utilizzano il circuito e che avrebbe portato Google a pagare milioni di dollari. Un portavoce di Google ha affermato che “Prima di lanciare questo prodotto in fase beta, abbiamo costruito un nuovo tipo di cifratura a doppio cieco, che impedisce che sia Google sia i suoi partner possano conoscere l’identità dei rispettivi utenti”. Il colosso dell’internet ha insomma precisato che i dati ricevuti da MasterCard venissero resi anonimi, impedendo di risalire all’utente specifico che ha effettuato l’acquisto.

“Non abbiamo accesso ad alcun dato personale dalle carte di credito o di debito dei nostri partner, né condividiamo con loro le informazioni in nostro possesso” ha affermato Google, come riportato da Agi. In più, ha specificato che la funzione di tracciamento dei pagamenti può essere disattivata nella sezione “Attività web e app” nelle impostazioni dell’utente. Se Google si difende con l’anonimato, non è chiaro se è possibile scegliere di non essere tracciato dal servizio di carte di credito.

Seth Eisen, portavoce di MasterCard, ha affermato che i dati vengono condivisi con i partner dell’azienda per misurare “l’efficacia delle loro campagne pubblicitarie”. Rendere pubblico l’accordo tra Google e MasterCard riporta l’attenzione sugli innumerevoli dati lasciati online dagli utenti, dati di cui spesso l’utente non è nemmeno a conoscenza, che vengono condivisi con l’obiettivo di tracciare nel dettaglio i nostri comportamenti, ma che, di fatto, minano la nostra privacy.

Che fine hanno gli accordi come quello Google – MasterCard